L’anticiclone delle Azzorre porta temperature primaverili, ma lo zero termico vola oltre i tremila metri

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è ancora finito febbraio, e il calendario continua a ricordarcelo con ostinazione, ma l’atmosfera sembra aver deciso di seguire un ritmo tutto suo, regalando all’Italia un assaggio di clima che sarebbe più consono alla metà di aprile. La causa di questa improvvisa impennata termica è da ricercarsi nel ritorno in grande stile dell’anticiclone delle Azzorre, una figura barica che dopo mesi di assenza – durante i quali avevamo fatto i conti con perturbazioni a ripetizione e nevicate abbondanti – ha riconquistato la sua posizione dominante sul Mediterraneo centrale, distendendosi con decisione su tutta la Penisola e garantendo un contesto di stabilità atmosferica che, per molti versi, appare persino più robusto del solito -1-4. I valori pressori, con picchi che localmente raggiungono e talvolta superano i 1025-1030 hPa, testimoniano la potenza di questa struttura, capace di fare da scudo contro le perturbazioni atlantiche e di imporre un regime di alta pressione destinato a prolungarsi perlomeno fino ai primi giorni di marzo -10.

Temperature in decisa risalita e zero termico da record

L’elemento più saliente di questa fase meteorologica, quella che stiamo vivendo in queste ore e che caratterizzerà l’ultima decade del mese, è senza dubbio l’anomalia termica positiva che si sta registrando su gran parte del territorio nazionale. Le masse d’aria di estrazione subtropicale, veicolate proprio dall’anticiclone, stanno provocando un aumento delle temperature massime che in alcune zone, specialmente al Sud e sulle Isole Maggiori, potrebbe portare la colonnina di mercurio a toccare e localmente superare la soglia dei venti gradi, un valore che di per sé non rappresenta un record assoluto per il periodo ma che, inserito in un contesto di stabilità persistente, contribuisce a creare quella sensazione di tepore primaverile che si avverte nelle ore centrali del giorno -4-7. Parallelamente, l’attenzione degli esperti si concentra su un dato ancor più significativo per comprendere la portata di questa ondata di mitezza: lo zero termico, ovvero la quota al di sopra della quale la temperatura scende sotto lo zero, è previsto in deciso e repentino innalzamento, arrivando a superare abbondantemente i tremila metri, con punte che potrebbero sfiorare i 3200-3300 metri specie sui rilievi del Centro-Nord entro la giornata di giovedì -6.

Nebbie e nubi basse, il rovescio della medaglia

Tuttavia, occorre prestare attenzione a non lasciarsi ingannare da questi primi tepori, perché l’anticiclone, se da un lato garantisce cieli in prevalenza sereni e l’assenza di precipitazioni, dall’altro porta con sé alcuni fenomeni tipici della stagione che contribuiscono a rendere il quadro meteorologico meno lineare di quanto si possa pensare. In particolare, la stagnazione dell’aria nei bassi strati, favorita dall’alta pressione, sta già determinando la formazione di estesi banchi di nebbia e nubi basse, specialmente sulla Pianura Padana ma anche lungo i litorali tirrenici e nelle vallate interne del Centro, dove l’umidità ristagna e fatica a diradarsi, regalando giornate grigie e umide in netto contrasto con la luminosità delle aree montane e del versante adriatico -2-8. Non solo, perché in montagna il rapido rialzo termico, combinato con l’abbondante manto nevoso accumulato nelle settimane precedenti, rischia di aumentare in maniera significativa il pericolo di valanghe, specialmente sull’arco alpino orientale, dove lo stress termico subito dalla neve potrebbe renderla instabile e favorire distacchi anche spontanei -6.

Verso un possibile cambiamento nella prima settimana di marzo

Guardando un po’ più avanti, la tendenza per l’inizio di marzo, che per i meteorologi coincide con l’inizio della primavera meteorologica, sembra confermare la tenuta dell’alta pressione almeno fino ai primi giorni del mese, quando l’anticiclone potrebbe continuare a proteggere l’Italia, salvo poi mostrare i primi segni di cedimento a causa della riorganizzazione del flusso perturbato atlantico a latitudini più elevate. I modelli previsionali iniziano infatti a intravedere la possibilità che, intorno al fine settimana del 6-7 marzo o poco oltre, le correnti atlantiche possano riuscire a farsi strada, erodendo gradualmente la struttura anticiclonica e riportando condizioni di instabilità, con precipitazioni che potrebbero interessare dapprima le regioni settentrionali per poi estendersi verso il Centro -3-5-9.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.