La borsa di paglia che divora la modella e il caso Merlino: l’estate 2026 parte da Biarritz
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è un oggetto, si sa, capace di evocare l’estate più di qualunque costume o ciabatta: la borsa di paglia. Quella che a Saint-Tropez compare dal nulla il primo giorno di sole, e che a Milano, ironia della sorte, fa la sua comparsa proprio quando il cielo si apre in un improvviso nubifragio. Eppure, a segnare il calendario della moda per la primavera-estate 2026, non è stata una classica shopper da spiaggia, bensì un esemplare talmente smisurato da sfiorare il grottesco. Durante la sfilata Cruise 2027 di Chanel, tenutasi a Biarritz – località che evoca un’eleganza balneare d’altri tempi – la modella Mona Tougaard è apparsa letteralmente inghiottita da una maxi bag a righe caleidoscopiche. “Ludicrously capacious”, l’avrebbe definita qualcuno: una borsa le cui cubature extra hanno occupato l’intero torso della top model, generando un hype paragonabile, a detta degli addetti ai lavori, a quello dei copri-calcagno in pelle che arriveranno sugli scaffali con la debita suola.
L’ascesa urbana della rafia, tra artigianalità e necessità estetica
Se fino a ieri l’accessorio in paglia veniva acquistato all’ultimo minuto, stipato in valigia come un ripensamento prima delle ferie, oggi la narrazione è radicalmente diversa. Per la stagione calda che verrà, la borsa in rafia smette i panni dell’oggetto “da salvataggio” per indossare quelli di un vero e proprio simbolo di lusso ragionato. Non più relegata al bordo mare, ma sdoganata in città su look sofisticati: lo confermano le ultime collezioni, dove l’intreccio intricato e le texture naturali rispondono a una duplice esigenza. Da un lato, quella funzionale – contenere e accompagnare lo svolgersi delle giornate più lunghe –, dall’altro quella puramente estetica, con il dettaglio artigianale che diventa il fulcro attorno a cui ruota l’intero outfit. Chi l’ha detto, del resto, che una borsa traforata non possa reggere il confronto con un abito da sera o con un tailleur cittadino?
La personalizzazione firmata Myrta Merlino e il caso della borsa “chic”
Ma c’è un altro elemento, emerso quasi in sordina, che merita attenzione. La borsa in rafia di Myrta Merlino – personalizzata, secondo quanto risulta, con un trattamento stilistico ad hoc – ufficializza con gesto concreto l’inizio della bella stagione. L’operazione, intelligente nella sua semplicità, trasforma un oggetto di artigianato popolare in un manifesto di classe silenziosa. Non si tratta più, qui, di inseguire la tendenza effimera: la rafia diventa un investimento senza scadenza, un classico che ciclicamente riemerge con rinnovata autorevolezza. E proprio questa duttilità spiega perché, negli ultimi mesi, i modelli chic in paglia abbiano invaso non solo le vetrine delle località marittime, ma anche le vie del centro, dal quadrilatero della moda milanese alle strade di Parigi.
Materiali naturali, plastica e rete: l’unico denominatore è la trasparenza leggera
L’errore, tuttavia, sarebbe ridurre il fenomeno alla sola rafia. Per la primavera-estate 2026, gli accessori traforati si declinano in una molteplicità di materiali: dalla paglia grezza alla rete in corda, dalla pelle intrecciata fino alla plastica trasparente di quelle borse da mare che si usavano per i giochi dei bambini. Ciò che conta, spiegano gli osservatori, non è tanto la materia prima quanto la lavorazione ariosa, “fresca”, capace di trasmettere quella stessa leggerezza che caratterizza la stagione e quella che verrà. Un filo conduttore, insomma, che unisce Chanel e un artigiano di Procida, la modella danese e un’opinionista televisiva: la necessità di portare con sé un pezzo d’estate – anche quando le nuvole, a Milano, minacciano pioggia.




