Trump ottiene il sostegno arabo per il piano su Gaza, nonostante la condanna dell'Onu
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Redazione Interno
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L'amministrazione Trump e il governo israeliano hanno presentato una nuova iniziativa diplomatica per Gaza, che sta raccogliendo un'ampia e insolita adesione da numerosi Stati a prevalenza musulmana. Paesi come Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, insieme a Indonesia, Pakistan e Turchia, hanno espresso apprezzamento per la proposta, sottolineando in dichiarazioni coordinate “l’importanza della partnership con gli Stati Uniti per garantire la pace nella regione”.
Un fronte moderato per la de-escalation
Questo fronte, che segna un riavvicinamento dopo fasi di grande tensione, considera il piano una base negoziale credibile. La mossa sta spostando gli equilibri regionali e isolando parzialmente le frange più intransigenti, aprendo una potenziale via per una de-escalation.
La feroce condanna delle Nazioni Unite
Contro questo scenario si staglia la feroce condanna di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite. Durante un videocollegamento, la Albanese ha definito la proposta “un insulto intollerabile” che “infanga la parola pace”, sostenendo che il piano, così com'è strutturato, non fermerebbe le violenze sulla popolazione palestinese.
L'ultimatum a Hamas e la pressione senza precedenti
Nel mezzo, Hamas si trova a dover valutare l’ultimatum di “tre o quattro giorni” lanciato pubblicamente da Trump, il quale ha avvertito che un rifiuto comporterebbe il confronto con “l’inferno”. Il movimento è sotto una pressione senza precedenti, diviso tra la necessità pratica di un cessate il fuoco e la resistenza ideologica a condizioni che potrebbero apparire come una capitolazione.
Le implicazioni strategiche regionali
Le implicazioni dell’operazione vanno ben oltre il confine della Striscia di Gaza. Analisti suggeriscono che l’obiettivo di fermare i combattimenti si intrecci con una mossa più ampia, finalizzata a contenere l’influenza di Teheran e dei suoi proxy nell'area. Questa lettura spiegherebbe la determinazione israeliana nonostante i pareri contrari di alcuni vertici militari.




