Manovra, niente regali in busta paga per Natale: salvi i prelievi su banche e assicurazioni
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Redazione Economia
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Con l’avvicinarsi delle festività, che tradizionalmente comportano un aggravio di spese per le famiglie, l’aspettativa di un sostegno concreto attraverso la manovra economica si scontra con una realtà ben diversa, delineata dalla prima bozza della legge di Bilancio. La quale, a dispetto di alcune proposte circolate nelle settimane precedenti, non prevede infatti quella detassazione della tredicesima mensilità che avrebbe potuto rappresentare un sollievo immediato per i redditi da lavoro, già erosi da un’inflazione che fatica a rientrare completamente. Svanisce così, in un colpo solo, la prospettiva di una busta paga dicembrele sensibilmente più ricca, un auspicato “regalo di Natale” che milioni di dipendenti privati e pubblici dovranno necessariamente archiviare, rimodulando le proprie previsioni di spesa per il periodo più carico di consumi dell’anno.
Le misure che non trovano spazio
A saltare, come accennato, non è soltanto la possibilità di un alleggerimento fiscale sulla tredicesima, un intervento che era stato caldeggiato da più parti e che avrebbe avuto un impatto diretto e tangibile; a seguire quella stessa sorte, in un quadro di risorse pubbliche definite come “ristrette” dagli estensori del documento, sono anche il bonus una tantum di cento euro e la riduzione del carico contributivo sugli straordinari e sulle prestazioni lavorative rese durante i giorni festivi. Quest’ultima misura, in particolare, era vista come un incentivo per favorire una maggiore flessibilità oraria e, al contempo, come un riconoscimento del maggior sacrificio richiesto ai lavoratori in quelle circostanze. L’insieme di questi provvedimenti, che nel loro complesso avrebbero dovuto costituire il nucleo di un sostegno al potere d’acquisto, risulta dunque assente dalla bozza, lasciando intatto l’attuale sistema di tassazione per le voci retributive aggiuntive.
Le scelte di copertura finanziaria
La ragione di queste rinunce, che certamente deluderanno molte aspettative, viene fatta risalire a una precisa scelta di campo in materia di coperture finanziarie. Il governo, stando a quanto emerge dalla bozza, ha infatti optato per non introdurre una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni, né per implementare un prelievo generalizzato sugli extraprofitti di imprese e corporation, limitandosi a confermare un prelievo – peraltro di entità contenuta – sul settore bancario e su quello assicurativo. Questa decisione, che di per sé preserva determinati assetti economici da oneri fiscali aggiuntivi, ha di conseguenza imposto un vincolo stringente sulla disponibilità di fondi nuovi, vincolando gli interventi possibili a una gamma molto ristretta e impedendo di fatto manovre più incisive a favore dei redditi da lavoro dipendente.
Il contesto delle proposte mancate
È interessante notare, come dato di cronaca politica, che la proposta di una tredicesima alleggerita dal fisco aveva trovato un sostenitore di rilievo in una figura governativa, il cui sostegno pubblico all’iniziativa aveva alimentato il dibattito e fatto presumere un esito differente. Tuttavia, il confronto all’interno dell’esecutivo e la successiva stesura del documento programmatico hanno evidentemente premiato un indirizzo più prudente, che privilegia la stabilità dei conti rispetto a misure di stimolo una tantum, seppur popolari. Rimane, in ogni caso, la constatazione che l’unico effetto immediato sulla busta paga dei lavoratori, in questo avvio dell’iter per la manovra, sarà l’assenza di quelle integrazioni che in molti si auguravano, un dato di fatto che segnerà l’atmosfera delle prossime settimane.




