Roma, da Losi a El Shaarawy: quando il capitano non è romano
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Redazione Sport
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Stephan El Shaarawy, arrivato nella capitale in un gelido gennaio del 2016 e tornato dopo due anni di parentesi cinese, non è nato a Piramide, eppure è diventato il "Faraone" più amato dai tifosi giallorossi. Ora, con le nuove regole di Gasperini, che assegna la fascia a chi vanta più presenze, è lui il capitano: 320 partite, davanti a Cristante (318) e Pellegrini (316). Un passaggio di consegne matematico, ma non privo di implicazioni simboliche.
Pellegrini, che aveva indossato la fascia con continuità, si trova ora a doverla cedere in un sistema di rotazione voluto dall’allenatore. Un approccio che ricorda casi del passato, come quello di Bruscolotti, che nel 1986-87 decise di spogliarsi spontaneamente del bracciale per consegnarlo a Maradona. «Fu un gesto naturale», raccontò anni dopo l’ex difensore, sottolineando come certe scelte possano nascere dal rispetto per un compagno più carismatico.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Torri, intervenuto a Radio Manà Manà Sport, ha osservato che «forse è più corretto dire che la Roma non ha un solo capitano», mentre Pruzzo ha espresso scetticismo sul futuro di Dovbyk, attaccante al centro delle critiche di Gasperini. L’allenatore, senza mezzi termini, ha evidenziato le «lacune tecniche» del giocatore, aggiungendo che «i tempi, o li hai o non li hai». Un giudizio netto, che lascia poco spazio a interpretazioni.




