I pronto soccorso siciliani sotto assedio per l'influenza, picchi di sovraffollamento oltre il 350%
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Redazione Salute
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La curva dei contagi, che nelle ultime due settimane ha impennato i suoi valori, sta generando un'ondata di pressione insostenibile per i dipartimenti di emergenza dell'isola, i quali registrano livelli di sovraffollamento che in alcune strutture palermitane hanno toccato, e superato, la soglia del 350%. Un dato che, più di ogni analisi, fotografa la condizione critica in cui versano i nosocomi, stretti nella morsa di un afflusso incessante di pazienti, molti dei quali permangono nelle aree di attesa in attesa di un posto letto nei reparti ordinari, spesso non disponibile in tempi rapidi.
Il caso emblematico di Gela e i numeri dell'epidemia
A Gela, nell'ospedale Vittorio Emanuele, il fenomeno assume contorni particolarmente nitidi con un boom di accessi legati all'influenza, dove i medici segnalano la prevalenza di una specifica variante. Il pronto soccorso locale, con circa ottanta ingressi quotidiani, vede la stragrande maggioranza delle persone presentarsi con codici a bassa priorità, un segnale di come la percezione della patologia spinga molti verso l'emergenza ospedaliera. I sanitari stimano che, tra chi varca quelle soglie, una fetta compresa tra il venti e il trenta per cento sia poi destinata al ricovero, confermando la virulenza della circolazione virale. D'altronde, i bollettini nazionali già collocavano la Sicilia tra le regioni più colpite, con un'incidenza elevatissima e migliaia di nuovi casi concentrati in pochi giorni, numeri che anticipavano la tempesta perfetta sui presidi sanitari.
La risposta delle strutture e l'incognita del dopo feste
Di fronte a un'emergenza che non accenna a placarsi, alcune realtà hanno messo in campo misure straordinarie, come l'istituzione di una task force al Policlinico di Palermo, tentativo di coordinare le forze per far fronte all'assedio. Tuttavia, gli operatori del settore sanno bene che l'ondata influenzale, la cui curva non ha ancora mostrato il suo apice, potrebbe trovare nuovo carburante con la ripresa delle attività scolastiche, momento tradizionalmente favorevole alla diffusione dei virus. Una prospettiva che getta un'ombra lunga sulla capacità di tenuta del sistema, già provato da settimane di lavoro al limite.
La criticità si estende allo Stretto
La congestione, del resto, non è un'esclusiva siciliana, ma lambisce con forza anche la Calabria, dove i principali pronto soccorso registrano numeri da record. Nei giorni del passaggio d'anno, gli accessi sono cresciuti a centinaia in poche ore, trasformando i reparti di emergenza in vere e proprie camere di decompressione di un sistema sanitario regionale sotto stress. A Reggio Calabria, in particolare, la carenza di posti letto disponibili per i ricoveri ha acuito le difficoltà di gestione del flusso, in uno scenario che molte fonti sanitarie ritengono destinato a peggiorare almeno fino a metà gennaio, quando si attende tradizionalmente il picco massimo dell'epidemia stagionale.




