Silicon Box, il sospiro di sollievo dei sindacati e quel nodo (ancora) da sciogliere
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Redazione Economia
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I sindacati, che per mesi avevano osservato con cautela l’evolversi di una trattativa dai contorni talvolta sfumati, tirano ora un sospiro di sollievo. La notizia della firma dell’accordo di sviluppo, quella che sblocca finalmente i finanziamenti per la realizzazione del polo dei semiconduttori Silicon Box a Novara, ha rappresentato il primo, vero spartiacque operativo dopo un lungo periodo di attesa. Archiviato questo passaggio, che nelle intenzioni degli attori istituzionali doveva chiudere la fase interlocutoria, l’attenzione si è immediatamente spostata sul futuro dei lavoratori dello stabilimento e sulle successive fasi del cantiere. Stefano De Grandis, segretario della Uil di Novara, ha ammesso di aver sempre guardato con ottimismo all’iter della multinazionale di Singapore, sottolineando come si tratti del tipo di insediamento industriale di cui il territorio ha bisogno, al di là della logistica che ha finora dominato il panorama economico locale.
L’accordo siglato a Roma tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia e la stessa Silicon Box dà il via libera a un progetto che la Regione Piemonte considera di valore strategico non solo per l’area novarese ma per l’intero sistema industriale nazionale. Alberto Cirio, presidente della Regione, ha parlato di un’operazione che rafforza la competitività europea nella microelettronica, consolidando il ruolo del territorio come piattaforma attrattiva per i grandi investitori globali. Un punto, questo, su cui il governatore ha insistito, legando l’insediamento alla più ampia strategia di sviluppo delle filiere ad alta tecnologia. L’investimento complessivo, che si aggira intorno ai 3,2 miliardi di euro, prevede un sostegno pubblico di 1,3 miliardi per la creazione di una fabbrica – la prima nel suo genere in Europa – destinata al packaging avanzato e al testing dei chiplet, una tecnologia considerata cruciale per l’autonomia strategica del continente.
Le cautele del primo cittadino e la vigilanza sindacale
Se da un lato la firma ha rappresentato una boccata d’ossigeno per chi temeva che il progetto potesse arenarsi in una giungla burocratica, dall’altro il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha invitato a non usare toni trionfalistici. Per il primo cittadino, che riveste anche il ruolo di commissario straordinario per la realizzazione dell’intervento, la strada resta ancora lunga e disseminata di adempimenti tecnici; tuttavia, ha riconosciuto che si tratta di un passo in avanti decisivo, giunto al termine di un’interlocuzione durata mesi con il ministero e Invitalia. Un anno di ritardo, quello accumulato rispetto alle previsioni iniziali, che ha alimentato dubbi e interrogazioni politiche, ma che ora sembra essere stato formalmente recuperato con l’avvio della fase istruttoria che porterà al permitting e, successivamente, al via libera per la realizzazione fisica della fabbrica.
Proprio su questi aspetti concreti si concentra ora l’attenzione delle rappresentanze sindacali, che hanno accolto l’intesa con soddisfazione ma senza abbassare la guardia. Vera Buonomo, segretaria confederale nazionale della Uil, ha inquadrato l’intesa in una prospettiva geopolitica più ampia, osservando come rafforzare la produzione nazionale di valore aggiunto significhi accrescere l’autonomia strategica del sistema industriale, in perfetta sintonia con gli obiettivi del Chips Act europeo. Michele Piffero, segretario della Cgil Novara-Vco, ha posto l’accento su un aspetto concreto: l’investimento statale da 1,3 miliardi dovrà tradursi in benefici tangibili, in particolare in termini di occupazione di qualità, fin dalle primissime fasi di realizzazione del cantiere. Da parte sua, Piffero ha promesso una vigilanza costante sul proseguimento del percorso, auspicando che l’avvio si concretizzi con modalità e tempistiche chiare.
L’impatto sul tessuto produttivo e la questione delle tempistiche
L’arrivo dello stabilimento, che a pieno regime darà lavoro a circa 1.600 persone, non rappresenta solo un incremento numerico dell’occupazione, ma un vero e proprio ridisegno del tessuto produttivo novarese. Elena Ugazio, segretaria generale della Cisl Piemonte Orientale, ha parlato di un’opportunità che cambierà radicalmente la conformazione economica della città, richiedendo una preparazione adeguata in termini di servizi, trasporti e politiche abitative per accogliere il nuovo indotto. Ugazio ha concordato con gli altri rappresentanti sindacali sulla necessità che il percorso prosegua in modo lineare e che il capoluogo si prepari concretamente a questo salto di scala, utilizzando i tavoli di confronto che si apriranno per accompagnare il progetto nelle sue varie fasi.
L’intesa raggiunta, per quanto fondamentale, chiude un capitolo lungo e complesso che aveva visto momenti di stasi e interrogativi sulla reale tenuta dell’operazione. Il via libera della Commissione Europea agli aiuti di Stato, arrivato nel dicembre del 2024, aveva già rappresentato un primo scoglio superato, ma l’iter burocratico per l’erogazione dei fondi da parte di Invitalia aveva continuato a generare attesa. Criticità emerse nei mesi scorsi, legate alla complessità tecnico-finanziaria di un’operazione definita “unicum” nel panorama nazionale, avevano alimentato il dibattito in Consiglio comunale e in Regione, con le opposizioni che avevano chiesto rassicurazioni sul cronoprogramma. Ora, con la firma dell’accordo di sviluppo, la palla passa nuovamente alle procedure amministrative per l’avvio dei cantieri, previsti nei prossimi mesi, mentre i sindacati chiedono di essere coinvolti fin da subito nelle scelte relative ai contratti e all’inserimento dei nuovi lavoratori, per evitare che la grande opportunità si traduca in precarietà.




