Ricostruzione, via al superamento del Superbonus: «Completeremo migliaia di cantieri»
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Redazione Economia
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L’iter segnato dal blocco della cessione dei crediti, che aveva di fatto paralizzato numerosi interventi edilizi nelle zone del cratere, trova una risposta strutturale nella nuova ordinanza speciale approvata ieri dalla cabina di coordinamento del sisma. Circa 1,3 miliardi di euro, una cifra imponente se si considera l’entità delle risorse generalmente impiegate per la ricostruzione privata, vengono stanziati per archiviare definitivamente il meccanismo del Superbonus, sostituito da un contributo diretto integrativo; una svolta, questa, che mira a sbloccare migliaia di cantieri rimasti scoperti, quelli che a causa dell’interruzione delle agevolazioni fiscali rischiavano di trasformarsi in scheletri di cemento e calcinacci. L’obiettivo dichiarato, spiega la struttura commissariale, è quello di completare le lavorazioni avviate ma non ultimate, coprendo quelle quote di spesa rimaste improvvisamente senza una copertura economica certa.
Un nuovo prezzario e l’aggiornamento del Testo unico
Accanto al rifinanziamento, che da solo rappresenta una boccata d’ossigeno sia per i beneficiari che per le imprese in difficoltà, la cabina di coordinamento presieduta dal commissario Guido Castelli ha approvato due strumenti tecnici di pari rilevanza. Da un lato, l’aggiornamento del Testo unico della ricostruzione privata: una manovra necessaria per introdurre tempi certi e responsabilità ben definite, cercando di mettere un freno ai ritardi burocratici che spesso hanno trasformato la ricostruzione in un’odissea infinita. Dall’altro, l’introduzione del nuovo prezzario unico del cratere 2026, una sorta di vademecum dei costi che recepisce le fluttuazioni del mercato reale; progettisti e imprese potranno così contare su parametri moderni e meno esposti al rischio di contenziosi, un aspetto, quest’ultimo, che non è secondario in una fase dove la trasparenza dei costi fa da contraltare alle truffe e agli speculatori senza scrupoli.
La stretta sui tempi e la fine delle deroghe
Non si tratta solo di iniettare liquidità, ma di cambiare il passo culturale dell’intera macchina burocratica. Il contributo diretto integrativo, va detto, non è un assegno in bianco: per accedervi, i beneficiari dovranno presentare una variante progettuale che fotografi con precisione lo stato dei luoghi, individuando le quote non finanziate. Parallelamente, l’aggiornamento normativo fissa paletti rigidi sui cronoprogrammi – ogni tipologia di intervento ha ora una durata massima prestabilita – e introduce un sistema di sanzioni progressive per chi non rispetta i patti. Si abbandona, insomma, quel modello definito dallo stesso commissario Castelli come «complesso e spesso inefficiente», per approdare a una gestione più snella: una necessità, se si vuole davvero restituire una parvenza di normalità a quelle aree che il terremoto ha reso un mosaico di macerie e speranze.
Risposte concrete per i cantieri fermi
L’intervento tocca direttamente il nodo della cosiddetta “ricostruzione privata”, quel settore che coinvolge direttamente i cittadini e le loro abitazioni, spesso dimenticati rispetto alle grandi opere pubbliche. Con questo stanziamento, i circa cinquemila cantieri che erano finiti nel limbo a causa del blocco delle cessioni potranno finalmente ripartire. L’ordinanza, che come riportato dall’Agenzia Umbria Notizie e dai principali quotidiani locali, mira a «superare lo stop del bonus», cerca di dare una scossa a un meccanismo che per molti era diventato insostenibile. La strada, naturalmente, resta in salita: la burocrazia non scompare per decreto e la capacità di spesa delle amministrazioni locali sarà determinante per non vanificare lo sforzo economico profuso dallo Stato.




