Iran, la tregua non consola chi vive tra macerie e paura
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Redazione Esteri
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A Isfahan le conseguenze della guerra restano visibili mentre in Iran, la tregua non consola chi vive tra macerie e paura. Le strade della città raccontano ancora i bombardamenti, le fughe improvvise e le case abbandonate in fretta, mentre alcuni residenti sono tornati solo da poco dopo mesi di sfollamento. Tra loro c’è Shirin, fisioterapista, rientrata da un mese dopo essersi rifugiata con la famiglia in un villaggio a cinquecento chilometri. «Mi fa male vedere la mia città così», racconta, mentre il suo studio resta chiuso e la quotidianità appare ancora sospesa tra ripartenza e assenza di normalità.
Isfahan tra rientri e ferite ancora aperte
Il rientro a Isfahan avviene in un contesto in cui molte attività restano ferme e i segni del conflitto sono ancora evidenti in diversi quartieri. Lo studio di fisioterapia di Shirin è ancora chiuso, mentre il ritorno alla normalità procede lentamente e senza certezze immediate. La donna, che ha trovato rifugio per mesi a cinquecento chilometri dalla città, osserva una situazione in cui il lavoro è sospeso e le difficoltà economiche incidono sulle scelte quotidiane. «La gente non riesce a pagare l’affitto, figuriamoci una fisioterapia», dice, descrivendo un tessuto urbano ancora fragile e segnato dalle conseguenze degli eventi recenti.
Prezzi in aumento e pressione sulle famiglie
In parallelo alle difficoltà nel ritorno alla vita quotidiana, il quadro economico mostra un aumento significativo dei prezzi che incide sulle famiglie. Al mercato le cipolle risultano cresciute del 41 per cento, la carne rossa del 157, il riso iraniano del 161 mentre quello importato supera il 220. Il pollo è rincarato del 287 per cento, le uova del 342 e l’olio da cucina del 431, secondo i dati riportati. «Compriamo meno di tutto», afferma Shiri, fisioterapista a Isfahan, mentre anche Jasmine, iraniana sfollata, sintetizza il disagio: «La gente non ha cibo ma il regime canta vittoria».
Tra memorandum e percezione politica del conflitto
Nel dibattito politico citato nelle testimonianze e nei commenti raccolti, il memorandum tra Stati Uniti e Repubblica islamica viene percepito in modo diverso a seconda delle posizioni. Da Isfahan a Teheran, il confronto interno riflette una società divisa tra chi osserva la tregua senza benefici immediati e chi interpreta gli sviluppi geopolitici come un vantaggio per il Paese. In un’analisi riportata, si sostiene che Teheran avrebbe “vinto” la sua partita geopolitica contro America e Israele, non per superiorità tecnologica ma per dinamiche legate alla lettura degli eventi e alla loro percezione.
Dal punto di vista delle persone rientrate, come Shirin e altri residenti, la dimensione politica resta distante rispetto alle difficoltà quotidiane. Le priorità rimangono il lavoro sospeso, le case danneggiate e il costo della vita che continua a salire, mentre il ritorno dalle zone di rifugio avviene in un contesto ancora instabile. Le strade di Isfahan continuano a mostrare i segni dei bombardamenti e delle evacuazioni improvvise, con una normalità che procede a fatica e senza una tempistica definita.




