La famiglia reale si riunisce a Westminster per il Commonwealth Day, tra proteste e l’ombra dell’arresto di Andrea

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il secondo lunedì di marzo, come da tradizione ormai consolidata, ha riportato i Windsor all’Abbazia di Westminster per la celebrazione annuale del Commonwealth Day, un evento che quest’anno assumeva i contorni di una prova pubblica piuttosto delicata. Re Carlo e la regina Camilla, seguiti a ruota dal principe e dalla principessa di Galles, William e Catherine, hanno varcato le porte del luogo di culto dove vengono incoronati i sovrani britannici, partecipando a una funzione che, per la prima volta dopo diverso tempo, ha visto riunirsi i membri più rappresentativi della famiglia reale. Un’unità, quella mostrata all’interno dell’abbazia, che cercava di fare da contrappeso alle tensioni e agli interrogativi che da settimane agitano le acque attorno alla monarchia, messa nuovamente sotto pressione dopo gli ultimi sviluppi giudiziari che hanno coinvolto Andrea, duca di York.

L’assenza di Andrea, che non partecipa più agli impegni ufficiali da tempo, era forse l’elemento più tangibile di un clima mutato: l’ex principe, infatti, è stato arrestato lo scorso mese con l’accusa di misconduct in public office, un’indagine che affonda le radici nei suoi legami con il finanziere Jeffrey Epstein e che ha portato gli investigatori a perquisire le sue proprietà. Una vicenda, questa, che ha gettato una luce sinistra sulla ricorrenza dedicata all’unità e all’armonia tra i 56 paesi membri del Commonwealth, trasformando quella che doveva essere una giornata di rappresentanza in un banco di prova per la tenuta dell’istituzione monarchica. All’esterno dell’Abbazia, del resto, l’atmosfera era tutt’altro che celebrativa: un gruppo di dimostranti del movimento repubblicano Republic si era radunato per gridare la propria contrarietà alla corona, esibendo striscioni con slogan come Not my king e, in un chiaro riferimento allo scandalo che coinvolge il fratello del sovrano, What did you know?.

La coreografia del potere e il peso delle assenze illustri

All’interno della volte maestose di Westminster, il cerimoniale ha comunque seguito il suo corso in modo impeccabile. Re Carlo, che ha ereditato dalla madre il ruolo di capo del Commonwealth, ha ascoltato letture e riflessioni interreligiose, intervallate da esibizioni artistiche che volevano simboleggiare la varietà culturale dell’organizzazione, dalla musica del compositore Rekesh Chauhan a performance che fondevano il balletto classico con la tradizione indiana. Eppure, a gettare un’ombra sulla liturgia, non c’era solo la protesta che filtrava dall’esterno, ma anche una questione più sottile e istituzionale: l’assenza della tradizionale copertura televisiva della BBC. L’emittente pubblica, per la prima volta dal 1989, ha deciso di non trasmettere la funzione in diretta, una scelta motivata ufficialmente con ristrettezze di bilancio e la necessità di operare scelte difficili, ma che molti osservatori hanno letto come un tentativo di prendere le distanze da un evento che rischiava di essere offuscato dalle polemiche.

La presenza di Carlo, Camilla e dei principi di Galles, con Kate avvolta in un cappotto blu firmato Catherine Walker e con indosso le perle della regina Elisabetta, mirava a proiettare un’immagine di stabilità e continuità. Tuttavia, il pensiero di molti, tra i banchi dell’abbazia e tra il pubblico che seguiva la cronaca, correva inevitabilmente alle rivelazioni contenute nei cosiddetti Epstein files e alle domande senza risposta su cosa, e quando, i membri della famiglia reale sapessero delle frequentazioni del duca di York. L’arresto di Andrea, che ha trascorso circa undici ore in custodia prima di essere rilasciato su cauzione, ha infatti riaperto un capitolo che si credeva chiuso con il suo allontanamento dalla vita pubblica, sollevando interrogativi che ora rischiano di travolgere l’intera istituzione. I primi ministri di Australia, Nuova Zelanda e Canada, del resto, hanno già iniziato a chiedere a gran voce che il principe venga rimosso dalla linea di successione, un’operazione che richiederebbe però complesse manovre legislative e il consenso dei reami del Commonwealth.

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