Le regionali in Campania e il nuovo consiglio, tra boom di preferenze e l'affluenza che non c'è

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il nuovo volto del Consiglio Regionale della Campania, plasmato dallo scrutinio delle schede che ha incoronato Roberto Fico alla presidenza, si delinea con una netta prevalenza del suo schieramento, il cosiddetto "campo largo", che ha ottenuto 32 seggi. A questi, come prevede il sistema, si aggiunge quello del presidente, portando a 33 i rappresentanti della maggioranza. Il centrodestra, guidato da Edmondo Cirielli, si attesta invece su 17 seggi, ai quali si somma quello dello stesso candidato sconfitto, che avrà dunque anch'egli un posto in consiglio regionale. Una geometria di potere, questa, che assegna al centrosinistra una solida base da cui amministrare, mentre l'opposizione dovrà confrontarsi con un divario significativo.

L'astensionismo e il quadro dei partiti

I primi a sapere che l'esito non era in bilico, dimostrando una percezione forse più lucida di quella di molti commentatori, sono stati gli elettori, i quali in massa hanno scelto di non recarsi ai seggi, facendo registrare una percentuale di affluenza che è precipitata al di sotto di ogni più pessimistica previsione. Un dato, quest'ultimo, che getta un'ombra sul risultato e che solleva interrogativi profondi sul rapporto tra la politica e i cittadini. D'altro canto, la ripartizione dei 50 seggi vede il Partito Democratico primeggiare come singola forza politica, con 10 consiglieri eletti e un consenso che supera il 18% delle preferenze. Il Movimento 5 Stelle ottiene 5 seggi, mentre liste come "A testa Alta" e "Per Avanti Campani" si assestano rispettivamente su 4 e 3 rappresentanti. Completano il quadro, con 3 consiglieri ciascuna, "Casa Riformista per la Campania" e "Roberto Fico Presidente", mentre "Alleanza Verdi e Sinistra" e "Mastella Noi Centro Noi Sud" si accontentano di 2 seggi a testa.

I personaggi della giornata

Se il quadro politico disegna gli equilibri di potere, le preferenze individuali raccontano invece storie di consenso personale. In questa classifica, a svettare è stato Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, che ha staccato un ticket da 39.457 preferenze, un vero e proprio plebiscito che ne certifica il radicamento nel territorio. Un risultato eclatante, il suo, che fa il paio con quello di un altro primo cittadino, Buonajuto, anch'egli protagonista di una significativa performance. Tra i nomi di spicco che entrano in consiglio regionale spicca poi quello di Sangiuliano, la cui elezione costituisce un successo per la sua area, in netto contrasto con il flop dell'altro esponente, Boccia, che non è riuscito a ottenere il seggio. Entra anche Mastella jr, a rappresentare quella parte del centro che si è aggregata alla coalizione vincente.

La riorganizzazione dopo il voto

Con i dati ormai definiti, le forze politiche sono chiamate a un lavoro di composizione interna, dove la qualità delle persone e la loro competenza dovranno essere il criterio guida per la scelta degli assessori e la definizione degli indirizzi di governo. Il presidente Fico, da parte sua, ha sottolineato la necessità che i futuri amministratori condividano in pieno il programma sottoscritto, un elemento che, seppur scontato in teoria, rappresenta spesso il primo scoglio nella pratica di una maggioranza così variegata. Il campo largo, che ha vinto la partita elettorale, deve ora dimostrare di saper governare, trasformando i numeri in consiglio in politiche efficaci per una regione complessa.

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