Il rebus Garlasco, la tregua impossibile e il solito teatrino politico
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Redazione Esteri
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Si torna a parlare del caso Garlasco, e lo si fa nelle modalità ormai consuete che mescolano il giallo giudiziario a una certa spettacolarizzazione mediatica.
La notizia, rimbalzata dalle prime pagine dei quotidiani di oggi, 7 maggio, ruota attorno alle intercettazioni che vedono protagonista Andrea Sempio, il trentottenne finito nel mirino della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi.
Sarebbe stata proprio una microspia, installata nell’auto dell’indagato lo scorso aprile, a catturare delle frasi pronunciate in un apparente soliloquio – un “parlare da solo”, insomma – che gli inquirenti interpretano come un potenziale elemento di svolta.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, supportata dai carabinieri del Nucleo di Milano, Sempio avrebbe lasciato intendere di aver visto i video intimi della coppia (Chiara e l’ex fidanzato Alberto Stasi) e, cosa ancora più grave, di aver tentato un approccio diretto con la vittima nei giorni precedenti l’omicidio, ricevendo però un netto rifiuto.
Un’uscita, quella registrata, che ha subito acceso i riflettori, alimentando una ridda di voci in un caso che sembra non trovare mai pace. sky +1
Eppure, come spesso accade in questa fase del dibattimento – o del semplice “sentito dire” giornalistico – la difesa del trentottenne ha già pronta la controffensiva.
I legali di Sempio stanno infatti lavorando per recuperare un podcast, ascoltato proprio in quel frangente, che parlava del delitto di Garlasco; una circostanza, questa, che getterebbe una luce del tutto diversa su quelle stesse parole.
Secondo gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, non si tratterebbe affatto della confessione spontanea di un movente, bensì di semplici “riflessioni estemporanee e confuse”, commenti a caldo scaturiti dall’ascolto di una trasmissione dedicata al caso.
L’accusa, dal canto suo, respinge al mittente questa tesi, sostenendo che la qualità dell’audio e il contesto escludano la casualità; quel che è certo è che, nell’attesa degli esiti tecnici sulle trascrizioni (piene, secondo la difesa, di buchi e parti “non comprensibili”), il giallo di via Pascoli resta più avvolto nel mistero che mai. sky +1
La guerra lontana e il pressing di Rubio in Vaticano
Mentre la cronaca nera tiene banco sulle colonne dei giornali, lo scenario internazionale propone invece un quadro di altissima tensione, seppur segnato da contraddizioni a dir poco clamorose.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, continua a giocare la sua partita con l’Iran, alternando annunci roboanti a repentini dietrofront che lasciano interdetti anche i suoi più fedeli alleati.
Dopo aver minacciato di “riportare Teheran all’età della pietra” e aver lanciato l’operazione “Project Freedom” per liberare lo Stretto di Hormuz, il tycoon si trova ora a fare i conti con una realtà geopolitica che non si piega alla sua consueta logica del “vincere a tutti i costi”.
Da un lato, le cronache raccontano di raid e scontri a fuoco nelle acque del Golfo, con il terminal petrolifero di Fujairah finito nel mirino; dall’altro, filtrano indiscrezioni su presunti negoziati paralleli e su una certa insofferenza del Segretario di Stato, Marco Rubio, costretto a gestire una linea dettata più dagli umori della Casa Bianca che da un pensiero strategico coerente. sky +1
In questo clima di precarietà globale, si inserisce la visita del numero uno della diplomazia statunitense a Roma, attesa per oggi e concentrata in particolare sull’incontro con Papa Leone XIV.
Un summit, quello tra Rubio e il Pontefice, carico di significati politici e religiosi, visto che il Papa americano ha più volte espresso posizioni distanti (per usare un eufemismo) dalle politiche belliciste dell’amministrazione Trump.
Le prime pagine descrivono una missione di “ricucitura”, un tentativo di ricompattare il fronte occidentale e, al contempo, di mitigare le critiche vaticane riguardo al bagno di sangue in Medio Oriente.
E mentre Trump, ormai stabilmente insediato alla Casa Bianca da oltre un anno, rilancia con i suoi soliti toni iperbolici (“Libereremo Hormuz”), l’economica reale – come sottolinea il Sole 24 Ore – registra già i contraccolpi, con Borse volatili e spread in movimento. sky +1
Polemiche a getto continuo: dalla Biennale all’eterno teatrino sulla legge elettorale
Nel calderone della cronaca politica italiana, non potevano mancare le uscite sopra le righe di chi, come Marco Travaglio, ha fatto della provocazione il proprio marchio di fabbrica.
Il direttore del Fatto Quotidiano, intervenuto nella serata di ieri a “Otto e mezzo”, ha scelto di bersagliare il governo e l’Unione Europea a proposito del caso della Biennale di Venezia e del Padiglione Russo.
“È la fiera dell’ipocrisia”, ha tuonato Travaglio, attaccando quella che considera una doppia morale occidentale: pronta a sanzionare la Russia per la guerra in Ucraina, ma ben poco propensa, a suo dire, ad assumere provvedimenti analoghi contro Israele nonostante le critiche internazionali.
Un attacco frontale alla premier Meloni e alla sua maggioranza, ai quali il giornalista ha riservato anche una stoccata sull’ennesimo pasticcio relativo alla legge elettorale. “Si sono visti a colazione”, ha ironizzato, commentando con sarcasmo l’ennesimo vertice lampo che, come sempre, rischia di risolvere poco o nulla. sky +1
A fare da contraltare a queste bordate, troviamo il solito balletto delle voci critiche nei confronti dell’informazione mainstream.
Il Guardasigilli, Nordio, è tornato a far parlare di sé non tanto per qualche riforma epocale, quanto per le sue frecciate contro Mediaset, accusata di gestire l’informazione giudiziaria con modalità che il ministro giudica lesive della presunzione di innocenza.
Un attacco geometrico che si inserisce in quella guerra fredda tra Palazzo Chigi e Cologno Monzese, destinata periodicamente a riesplodere con la puntualità di un orologio svizzero.
Intanto, mentre il viceministro (o chi per lui) gioca al rialzo sulle virgolette di un’intervista, il paese reale guarda ad altro, forse a quel famoso “rosso della Maserati” (metafora di debiti e bilanci pubblici) che nessuno sembra voler davvero affrontare con coraggio. sky +1
Lo scudetto nerazzurro e l’amore per i lupi: la cronaca leggera
In un’edizione dominata dai toni cupi della guerra e dalle tensioni politiche, lo sport riesce comunque a ritagliarsi uno spazio significativo, seppur spesso ridotto a mera comparsa nelle pieghe del racconto.
La notizia più gioiosa è certamente il ventunesimo scudetto dell’Inter, arrivato al termine di una cavalcata trionfale suggellata dal netto 2-0 inflitto al Parma.
I nerazzurri, aritmeticamente campioni d’Italia, hanno così messo in bacheca la seconda stella, regalando ai propri tifosi una festa che, inevitabilmente, è finita anche sulle prime pagine, staccando per un giorno (e solo per un giorno) l’assedio ai temi caldi della cronaca.
Una boccata d’aria fresca nel marasma generale, anche se il pensiero corre subito ai conti da far quadrare e alle plusvalenze; e chissà se quel “rosso” dei bilanci, evocato in apertura, finirà per macchiare anche il futuro della società di Suning. sky +1
Infine, chiudiamo il carosello con una di quelle notizie che, volutamente o meno, sfuggono a qualsiasi categorizzazione.
Da una parte c’è il mistero che circonda il caso “Nicolaporro” e l’amore apparentemente inestinguibile di qualcuno per i lupi (un riferimento alla fauna o a un curioso fatto di costume), un dettaglio che stride violentemente con la durezza delle intercettazioni di Garlasco.
Dall’altra, la rassegna stampa ci ricorda l’addio a Evaristo Beccalossi, simbolo di un calcio che non c’è più, e l’eterna attesa per una riforma della giustizia che, tra un’intercettazione pubblicata e un’audio rimosso, sembra destinata a rimanere per sempre un cantiere aperto.
Sono frammenti di un’Italia che procede a scatti, incastrata tra il giallo giudiziario, il grigio della diplomazia e il rosso dei debiti globali, in attesa che qualcuno, prima o poi, prema davvero il pulsante della ragione. sky +1




