L’inflazione? “La adoro”. Trump e quella dichiarazione destinata a far discutere mentre i prezzi corrono
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Redazione Economia
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Lo sa bene chi, come chi scrive, ha seguito per decenni i meccanismi talvolta paradossali della comunicazione politica: una frase, se pronunciata al momento giusto, può finire per raccontare più di qualsiasi lungo discorso programmatico.
Così, quando nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 giugno, i giornalisti accreditati alla Casa Bianca gli hanno chiesto un commento sui nuovi dati relativi all’indice dei prezzi al consumo – rivelatisi in rialzo rispetto alle attese, tanto da segnare un +4,2% su base annua, il valore più elevato degli ultimi tre anni –, Donald Trump non ha battuto ciglio. corriere +3
Anzi. Seduto nello Studio Ovale, il presidente – che si trova a dover gestire quella che ormai è una guerra aperta in Medio Oriente, con le operazioni militari contro l’Iran entrate ormai nel loro centesimo giorno – ha risposto con una provocazione tanto secca quanto, a suo modo, rivelatrice: “No, la adoro. I numeri sono ottimi”. rainews +3
Le conseguenze economiche di un conflitto senza via d’uscita
Per comprendere appieno la portata di quell' “adoro l’inflazione”, occorre tuttavia partire dai numeri freddi, quelli che non mentono mai, o almeno che provano a descrivere la realtà al netto della retorica.
Il Bureau of Labor Statistics ha certificato che a maggio l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,5% rispetto ad aprile, un dato che, sebbene in leggero calo rispetto al +0,6% del mese precedente, ha spinto il tasso annuo al 4,2%. ilmessaggero +3
Una brutta sorpresa per le famiglie americane, ma non una sorpresa per gli analisti, che da tempo avevano messo in guardia sugli effetti collaterali della guerra in corso. È il terzo mese consecutivo di accelerazione, un trend che non si vedeva da anni e che ha una causa ben precisa: il caro energia.
Il conflitto, che ha di fatto interrotto o quantomeno fortemente limitato i flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz – un passaggio cruciale per le forniture globali –, ha fatto letteralmente schizzare i prezzi di benzina e derivati. corriere +3
Solo a maggio l’indice dell’energia è cresciuto del 3,9%, da solo è stato responsabile di oltre il 60% dell’aumento complessivo dell’inflazione. sardies +3
La pressione militare e le ripercussioni sul fronte interno
Questa impennata dei prezzi, va detto, non arriva in un vuoto politico, ma nel bel mezzo di una escalation militare che sembra non avere fine.
Solo poche ore prima della dichiarazione del presidente, gli Stati Uniti avevano lanciato nuovi attacchi contro l’Iran, una ritorsione – hanno spiegato i vertici del Pentagono – per l’abbattimento di un elicottero Apache avvenuto nei giorni scorsi nello stesso Stretto di Hormuz ad opera dei pasdaran. firstonline +3
Una vicenda, quella dell’elicottero, sulla quale la Casa Bianca ha inizialmente cercato di gettare un velo di prudenza – i piloti sono stati prontamente recuperati, come confermato da una spettacolare operazione di salvataggio condotta da un drone navale –, ma che ha fornito il pretesto per una replica militare decisa. lanotiziagiornale +3
E qui sta il nocciolo della questione: mentre i razzi e le bombe riecheggiano in Medio Oriente, l’eco di quelle esplosioni si ripercuote direttamente sulle tasche degli elettori americani, divorando i risparmi e alimentando una spirale di rincari che nessun comunicato ufficiale può fermare. sardies +3
Le dichiarazioni di Trump, a ben vedere, sembrano quasi un tentativo di ribaltare la narrazione, di presentare un disastro economico come una sorta di male necessario; o forse, come ha provato a spiegare il presidente in un’intervista rilasciata al New York Post, un modo per sottolineare che, nonostante la guerra, i numeri sono persino “più bassi del previsto”.
Una tesi, quest’ultima, che suona però come un boomerang in un paese dove il prezzo medio del gallone di benzina ha sfiorato i 4,55 dollari a maggio. xtb +3
L’inflazione e la sfida della comunicazione
Non è un caso, in questo contesto, che il presidente abbia sentito il bisogno di ritornare sull’argomento a pochi minuti di distanza, cercando di contestualizzare un'affermazione che rischiava di apparire, per usare un eufemismo, quantomeno fuori luogo.
Quello che Trump dice di amare, in realtà, non sarebbe il carovita in sé, ma il dato statistico in quanto tale, o meglio la possibilità di confrontarlo con i numeri futuri che – a suo dire – si vedranno non appena il conflitto si risolverà. askanews +3
“Quando avremo risolto questa situazione”, ha dichiarato il presidente, “sarà divertente poter fare un paragone”.
Una spiegazione, quella fornita a stretto giro, che ha trovato un immediato alleato in Mike Johnson, lo Speaker della Camera, il quale ha difeso il capo della Casa Bianca sottolineando come quelle parole fossero state estrapolate dal loro contesto originale, dimenticando che a formulare la risposta “a freddo” era stato proprio Trump, senza troppi giri di parole. repubblica +3
Eppure, a prescindere dalle sottili differenze semantiche tra l’amore per l’inflazione e la semplice ammirazione per la resilienza dei numeri, la realtà dei fatti – quella che si trova nei supermercati e nei distributori di benzina – resta implacabile.
Per le famiglie a medio e basso reddito, descritte dalla Federal reserve in un recente rapporto come quelle che “spremono ogni centesimo prima di decidere di spenderlo”, l’effetto combinato di guerra e rincari ha già trasformato quella che un tempo era una semplice preoccupazione economica in una vera e propria emergenza quotidiana. xtb +3




