Come prevenire la demenza: che cosa dice davvero la scienza

Come prevenire la demenza: che cosa dice davvero la scienza
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   A volte, Kristine Yaffe si sente rivolgere una domanda struggente da qualcuno nella sua clinica specializzata nella memoria. “Cammino otto chilometri al giorno, non bevo e gioco a bridge”, dicono, “allora perché ho la malattia di Alzheimer?”. Yaffe, neurologa e specialista in demenza all’Università della California a San Francisco, trova difficile spiegare che, sebbene una persona faccia tutto il possibile per ridurre il rischio di demenza, non vi è alcuna garanzia che riuscirà a evitare la malattia.

La sua esperienza rispecchia una sfida più ampia che attraversa il campo della ricerca neurologica: nonostante decenni di studi e una crescente consapevolezza pubblica sull'importanza di uno stile di vita sano, il confine tra prevenzione e certezza resta ancora oggi estremamente labile.

I 14 fattori di rischio modificabili secondo la Commissione Lancet

La comunità scientifica, attraverso il lavoro della Commissione Lancet, ha ormai identificato 14 fattori di rischio potenzialmente modificabili per la demenza. Oltre a quelli già noti come l'ipertensione, il diabete, il fumo e la depressione, il rapporto del 2024 ha aggiunto due nuovi elementi: la perdita della vista non trattata e alti livelli di colesterolo LDL. La stima, basata su calcoli di popolazione, suggerisce che eliminare questi fattori potrebbe prevenire circa il 45% dei casi di demenza a livello globale.

Questo dato, tuttavia, non si traduce in una riduzione personale del rischio della stessa entità, poiché l'esposizione a questi fattori nel corso della vita e la predisposizione genetica giocano un ruolo ancora non del tutto chiarito.

La sfida degli studi di intervento sullo stile di vita

Per testare l'efficacia di questi interventi, sono stati condotti ambiziosi trial clinici come lo studio FINGER in Finlandia e il successivo POINTER negli Stati Uniti. Questi studi, che prevedevano un supporto intensivo per migliorare la dieta, l'esercizio fisico e la salute cardiovascolare, hanno mostrato effetti modesti ma statisticamente significativi sulle prestazioni cognitive dei partecipanti.

In particolare, il gruppo di intervento dello studio FINGER ha mostrato un miglioramento del 25% in più rispetto al gruppo di controllo in alcuni test cognitivi, un dato che gli stessi ricercatori definiscono "piccolo" ma non trascurabile. Tuttavia, nessuno di questi studi è riuscito a dimostrare una riduzione effettiva dell'incidenza della demenza, sollevando dubbi sul reale impatto di questi programmi una volta applicati su larga scala.

La dieta e il microbiota: un nuovo fronte di ricerca

Un'altra area di grande interesse riguarda il legame tra alimentazione, microbiota intestinale e salute del cervello. Uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, che ha analizzato i dati di oltre 2.600 adulti di almeno 60 anni, ha utilizzato il Dietary Index for Gut Microbiota (DI-GM) per valutare la qualità della dieta in relazione alla salute dell'intestino.

I risultati hanno mostrato che un punteggio DI-GM più elevato, indicativo di una dieta favorevole al microbiota, era associato a prestazioni cognitive migliori, misurate attraverso test come il Digit Symbol Substitution Test (DSST). Tuttavia, la ricerca in questo campo presenta ancora risultati contraddittori; un altro studio, sempre basato su dati NHANES, ha trovato un'associazione tra un punteggio DI-GM più alto e una maggiore prevalenza di Alzheimer, suggerendo che una dieta sbilanciata, anche se ricca di fibre, potrebbe non essere sempre benefica.

Verso un approccio personalizzato e collettivo

Le evidenze scientifiche, se da un lato confermano l'importanza di uno stile di vita sano, dall'altro mostrano i limiti di un approccio che si concentra esclusivamente sulla responsabilità individuale. Come sottolinea Edo Richard, neurologo presso il Radboud University Medical Center, l'attenzione potrebbe essere stata eccessivamente focalizzata sullo stile di vita personale, trascurando fattori sociali e ambientali come l'inquinamento atmosferico e l'accesso all'istruzione, che sono in gran parte fuori dal controllo del singolo.

Per questo, la prevenzione della demenza rappresenta una sfida che richiede un impegno congiunto: da un lato, il singolo può adottare comportamenti protettivi, come tenere sotto controllo la pressione arteriosa, proteggere l'udito e la vista, mantenere una vita sociale attiva e seguire una dieta equilibrata; dall'altro, le politiche pubbliche e le scelte strutturali delle istituzioni sono fondamentali per creare un ambiente che favorisca la salute cerebrale collettiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.