Il nuovo corso dei chip: Snapdragon su TSMC, mentre Samsung avanza con l’Exynos 2600
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La guerra silenziosa dei nanometri, che deciderà le prestazioni dei prossimi smartphone di punta, si arricchisce di dettagli cruciali emersi dal recente CES 2026. A tracciare un quadro netto, seppur complesso, è stato Cristiano Amon, amministratore delegato di Qualcomm, il quale ha confermato la persistenza di una strategia dual-chip per la serie Galaxy S26 di Samsung. Una linea che, come ormai da tradizione, dividerà i modelli in base ai mercati di destinazione, ma che quest’anno si intreccia con scelte produttive di fondo destinate a influenzare l’intero settore.
La scelta di Qualcomm: solo TSMC per lo Snapdragon d'élite
Fonti della filiera asiatica, rilanciando indiscrezioni circolate con insistenza, indicano che Qualcomm continuerà a puntare in modo esclusivo su TSMC per i suoi prossimi gioielli, gli Snapdragon 8 Elite Gen 6 e la variante Pro. La scelta, non sorprendente ma definitiva, è caduta sul processo a 2 nanometri N2P del fonditario taiwanese, una versione perfezionata che promette efficienza e potenza superiori. Questa decisione, che di fatto esclude Samsung Foundry dalla produzione dei chip più ambiti di Qualcomm, delinea una gerarchia tecnologica ormai consolidata, almeno per il prossimo ciclo produttivo, con TSMC saldamente in vetta.
Samsung reagisce: l'Exynos 2600 e la sfida dei 2 nm
Non che l’azienda coreana stia a guardare, intendiamoci. La risposta di Samsung passa infatti per il suo chip interno, l’Exynos 2600, il cui debutto costituirà una prova tangibile dell’efficacia raggiunta dal nuovo processo produttivo GAA a 2 nanometri sviluppato in casa. Questo avanzamento tecnologico, che permette di ottimizzare le capacità di fonderia, rappresenta il tentativo più concreto di ridurre lo scarto che la separa dal principale concorrente. Un impegno, quello sui processi all’avanguardia, testimoniato anche da accordi di prestigio con clienti come Tesla, che dimostrano come Samsung stia lavorando per affinare i rendimenti e conquistare quote di mercato in settori ad alto valore aggiunto.
La mappa globale dei chip per Galaxy S26
Tornando ai dispositivi consumer, le dichiarazioni di Amon al CES hanno permesso di quantificare la portata dell’accordo con Qualcomm per la serie S26. Stando a quanto trapelato, infatti, i chip Snapdragon equipaggeranno circa il 75% della produzione globale dei modelli della serie, che comprende le versioni base, Plus e Ultra. Una percentuale significativa, che conferma come, nonostante gli sforzi sul fronte Exynos, Samsung scelga di affidare la gran parte dei suoi flagship alla piattaforma di San Diego, almeno per il prossimo anno. Una scelta dettata da considerazioni che vanno dalla stabilità della fornitura alla percezione del mercato in determinate aree geografiche, dove il brand Snapdragon rimane un marchio di garanzia indiscussa.
Il quadro che ne emerge è quindi quello di un settore in bilico tra collaborazione e competizione spietata. Da un lato, Samsung si affida a Qualcomm per il cuore della sua gamma top, dall’altro investe massicciamente per rendere competitiva la propria alternativa. Allo stesso modo, Qualcomm mantiene TSMC come partner esclusivo per i suoi prodotti più avanzati, pur avendo in Samsung un cliente fondamentale e, potenzialmente, un futuro concorrente nella produzione. Questo intreccio, fatto di dipendenze reciproche e rivalità sotterranee, continuerà a definire l’evoluzione tecnologica degli smartphone, mentre i consumatori osserveranno gli esiti di questa partita direttamente sulle prestazioni dei dispositivi che arriveranno sul mercato.




