Audi, i segreti del filming day a Monza: prove di partenza e software da sviluppare
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Redazione Sport
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Il silenzio del Parco di Monza, quello che solitamente avvolge le curve del Tempio della Velocità nelle mattine di aprile, è stato squarciato ieri da un suono inconfondibile: il rombo di una power unit di Formula 1. A giocare d’anticipo, però, non è stata la Ferrari – che pure sarà protagonista il 22 aprile sul proprio circuito di casa – bensì l’Audi, la quale ha scelto la pausa forzata di un mese dal calendario iridato per portare la sua R26 in pista in un filming day. Una scelta tattica, quella della squadra di Hinwil, che sfrutta le riprese commerciali concesse dal regolamento (200 km con gomme Pirelli demo, per la precisione) per raccogliere dati preziosi in vista della ripartenza del campionato, prevista a Miami il 3 maggio.
Prove di partenza e cambiata brusca: cosa cercava l’Audi
L’intera sessione, della durata di trenta giri per un totale di 174 chilometri percorsi, è stata centrata su un obiettivo specifico: lo studio delle partenze. A turns di volante, Hulkenberg e Bortoleto si sono alternati senza mai cercare la prestazione pura; nessun giro lanciato, nessuna simulazione di qualifica. La R26 scesa in pista non presentava nuove componenti – il regolamento lo vieta espressamente nei filming day – ma ciò non ha impedito ai tecnici di raccogliere informazioni fondamentali per affinare il software che orchestra la power unit. E non è un dettaglio da poco, se si considera che la power unit Audi, al suo primo anno in Formula 1, ha già mostrato alcune criticità. Le cambiate brusche, in particolare, rendono la vettura poco guidabile: un limite emerso già nelle prime uscite stagionali e che il lavoro di Monza ha cercato di mitigare attraverso l’affinamento della mappatura elettronica.
Una R26 ambiziosa, non conservativa
Il 2026 rappresenta per Audi solo il primo passo di un cammino lungo, il cui traguardo dichiarato è diventare un team in grado di lottare per i titoli a partire dal 2030, ovvero con il prossimo ciclo regolamentare. A Hinwil, tuttavia, non hanno voluto aspettare. La monoposto che ha girato sul circuito brianzolo è affatto conservativa: la soluzione adottata per le pance, il sistema di aerazione della power unit e le scelte relative all’aerodinamica del retrotreno parlano di una squadra che osa, che non si accontenta di ben figurare. E proprio questo coraggio progettuale rende tanto più delicato il lavoro di messa a punto delle partenze, dove la gestione della coppia istantanea del motore endotermico e dei due MGU diventa critica.
Prima a Monza nel 2026, senza nuove componenti
L’Audi F1 Team è stata la prima formazione a scendere in pista a Monza nel 2026. Giovedì 16 aprile, a partire dalle 9:00, il programma di lavoro ha previsto un solo giro di out/in per volta, con rientro ai box dopo ogni passaggio. Un ritmo spezzato, lontano da qualsiasi logica di test tradizionale, ma funzionale a rispettare il vincolo dei chilometri concessi per le riprese promozionali. Nessuna nuova ala, nessun fondo rivisto: la R26 era quella già omologata. Eppure, i dati raccolti in quelle trenta tornate serviranno a sviluppare il software che domani, a Miami, dovrà gestire la fase più delicata di un Gran Premio: lo spegnimento dei semafori.




