Il reintegro dei medici no vax divide il Parlamento: l’Ordine di Oristano si oppone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Oristano ha ufficialmente espresso il proprio “profondo sconcerto” in merito all’emendamento al disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, presentato da Fratelli d’Italia e approvato in Commissione Affari sociali alla Camera, che apre alla possibilità di reiscrizione per quei professionisti sanitari che, durante l’emergenza pandemica, furono radiati per aver rifiutato la somministrazione del vaccino anti-Covid.

La presa di posizione dell’ente ordinistico sardo, che si è tradotta in un appello formale rivolto al Parlamento affinché la norma venga rivista, riaccende il dibattito politico e deontologico su una vicenda che, a distanza di anni, continua a suscitare forti divisioni nel mondo della sanità e tra le forze di maggioranza e opposizione, con il Partito Democratico che ha già definito la misura come una vera e propria “offesa” alla memoria di chi ha sacrificato la propria salute e, in alcuni casi, la propria vita per fronteggiare la pandemia.

La questione, lungi dall’essere meramente tecnica, tocca il cuore del rapporto tra obblighi legali, scelte individuali e il ruolo della comunità scientifica quale bussola delle politiche pubbliche in materia di salute collettiva.

I dubbi dell’Ordine di Oristano sulla presunta definitività dei provvedimenti

Nel documento diffuso dall’Ordine della provincia di Oristano, i vertici dell’ente hanno sottolineato come l’emendamento – primo firmatario la deputata Alice Buonguerrieri, già nota per le sue posizioni critiche verso i vaccini – si basi su un presupposto che i membri dell’organismo considerano quantomeno lacunoso, se non del tutto erroneo.

Secondo la ricostruzione operata dall’Ordine sardo, infatti, nessun medico sarebbe stato radiato in via definitiva dall’Albo per ragioni riconducibili al mancato rispetto dell’obbligo vaccinale durante la pandemia di Sars-Cov-2, poiché i provvedimenti sospensivi o espulsivi comminati dagli Ordini provinciali non avrebbero mai raggiunto lo stadio dell’irrevocabilità: la Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, vale a dire l’organo preposto alla ratifica di tali sanzioni, non avrebbe infatti mai confermato quelle decisioni in via definitiva, lasciando i provvedimenti in una sorta di limbo giuridico. Questa circostanza, a parere dell’Ordine di Oristano, renderebbe l’intervento legislativo non solo inopportuno sul piano deontologico e politico, ma anche giuridicamente mal fondato, dal momento che si interverrebbe per “riabilitare” professionisti che, di fatto, non avrebbero mai subito una radiazione consolidata.

La reazione del Partito Democratico: Astuti parla di “colpo di spugna”

Le critiche all’emendamento non si sono limitate all’ambito strettamente ordinistico, ma hanno trovato ampio riscontro tra le file dell’opposizione, con il consigliere regionale lombardo del Partito Democratico Samuele Astuti che ha assunto una posizione particolarmente netta sulla vicenda.

Astuti, che durante i mesi più duri della pandemia aveva seguito costantemente l’andamento dei dati epidemiologici in Lombardia curando un report settimanale, ha definito la proposta come un “colpo di spugna” destinato a minare la credibilità stessa della scienza medica e a rappresentare una beffa nei confronti di tutto il personale sanitario che, in condizioni di estremo pericolo e con mezzi spesso insufficienti, ha lavorato senza sosta per garantire assistenza ai malati, esponendosi quotidianamente al rischio di contagio.

Le parole del consigliere democratico riecheggiano un sentimento diffuso tra molti operatori del settore, che vedono nella possibilità di reintegro una sostanziale svalutazione del sacrificio compiuto dalla stragrande maggioranza dei medici e degli infermieri che, scegliendo di vaccinarsi, hanno contribuito a contenere gli effetti di una delle peggiori crisi sanitarie che il Paese abbia mai affrontato dal secondo dopoguerra.

Il cortocircuito politico e le implicazioni per il governo

L’approvazione dell’emendamento in Commissione ha determinato un cortocircuito politico che coinvolge direttamente il governo e le forze di maggioranza, con Fratelli d’Italia che si trova ora a dover gestire le reazioni di una parte del mondo scientifico e degli ordini professionali, i quali rivendicano con forza che la scienza resti il punto di riferimento imprescindibile per l’elaborazione delle politiche sanitarie.

La deputata Buonguerrieri, prima firmataria della modifica, aveva già in passato sollevato perplessità sulle misure restrittive adottate durante la pandemia e sulle campagne vaccinali, ma ora l’iniziativa parlamentare rischia di trasformarsi in un caso politico di non facile soluzione per l’esecutivo, chiamato a fare i conti con le richieste di un elettorato che, da un lato, reclama maggiore attenzione per le libertà individuali e, dall’altro, non intende mettere in discussione i principi cardine della medicina basata sulle evidenze scientifiche.

Mentre l’Ordine di Oristano prosegue nella sua azione di pressione, sollecitando una revisione della norma che cancelli la possibilità di reiscrizione, il dibattito si sposta ora sull’Aula di Montecitorio, dove nei prossimi giorni si giocherà la partita decisiva per il futuro di un provvedimento che, al di là della sua portata pratica, appare destinato a segnare un precedente importante per il rapporto tra politica, deontologia professionale e salute pubblica.

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