L’eredità, Sfida tra Giganti: tra i segreti di Verdone, Delogu esplosiva e la ghigliottina rimandata

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La seconda e conclusiva puntata de “L’Eredità - Sfida tra Giganti”, andata in onda sabato 21 febbraio su Rai 1 per celebrare i vent’anni della celeberrima ghigliottina, ha offerto uno spaccato piuttosto variegato di ciò che accade quando si mescolano competitività televisiva, nostalgia e improvvisazione artistica. Marco Liorni, padrone di casa garbato e professionista misurato, ha dovuto in questa occasione destreggiarsi tra la gestione dei sei ex campioni — nomi come Guido Gagliardi, Martina Crocchia o Gabriele Paolini, giusto per citarne alcuni tra quelli che hanno fatto la storia recente del programma — e un parterre di ospiti che, almeno sulla carta, prometteva scintille -2.

Se nella prima serata del 20 febbraio erano stati Francesco Totti e Carlo Verdone a rubare la scena con aneddoti e ironia, in questo secondo appuntamento la scena è stata inevitabilmente segnata dal confronto con quei ricordi. L’ombra della puntata precedente, a dire il vero, ha aleggiato per tutto lo studio: l’atteso incrocio tra Edoardo Leo, Max Tortora, Andrea Delogu e Sergio Friscia è partito con il freno a mano tirato, complice forse un meccanismo di gioco che fatica a lasciare spazio alla spontaneità quando si è in presenza di ospiti comici di tale caratura -1.

Proprio Sergio Friscia, comico dal tratto popolare e diretto, è riuscito a ritagliarsi un ruolo da autentico mattatore; la sua verve, alimentata da una sana autoironia che lo ha portato a scherzare persino sulla sua cintura nera di karate in un siparietto con Andrea Delogu, ha letteralmente acceso la serata strappando risate sia al pubblico in studio che a quello domestico -1. Delogu, dal canto suo, si è rivelata una presenza solare e vulcanica: il suo ingresso è stato paragonato a una ventata d’aria fresca, capace non solo di reggere il gioco ma anche di improvvisare con Edoardo Leo una scena romantica tratta da Il tempo delle mele, poi ironicamente spezzata dall’irruzione degli stessi Liorni e Tortora -1. Quest’ultimo, però, nonostante battute azzeccate e aneddoti divertenti, è apparso per lunghi tratti ai margini della dinamica di gioco, quasi timido o in attesa di essere chiamato in causa, meritandosi un giudizio di sufficienza piena ma senza infamia e senza lode -1.

Parallelamente all’intrattenimento leggero, la macchina del quiz ha proseguito il suo inesorabile corso. Il meccanismo della Sfida tra Giganti prevedeva che i sei campioni si affrontassero per accedere all’agognata Superghigliottina, e l’attenzione era tutta per Gabriele Paolini, il giovane concorrente di Massa Carrara la cui ghigliottina era stata sospesa nella puntata del venerdì -5-8. Paolini, partito con un montepremi di duecentomila euro poi dimezzato fino a cinquantaquattromila, ha dovuto attendere le ventiquattr’ore regolamentari per conoscere il responso, un espediente televisivo che, se da un lato tiene incollati gli spettatori, dall’altro ha suscitato più di una perplessità tra i fan per la sospensione del verdetto finale -5. A nulla è valsa la presenza rassicurante delle "professoresse" Greta Zuccarello e Linda Pani, quest’ultime relegate in un ruolo quasi marginale rispetto ai riflettori puntati sugri ospiti VIP -4.

A livello di ascolti, la sfida con Canale 5 è stata impietosa: il people show di Maria De Filippi, C’è Posta per Te, ha dominato la serata con oltre 3,9 milioni di spettatori e il 28,4% di share, mentre lo speciale di Liorni si è fermato a poco più di 2 milioni, segnando un 13,6% che evidenzia il peso specifico della concorrenza nel sabato sera televisivo -3-6-9. Resta l’impressione di una festa di compleanno riuscita a metà, dove l’affetto per il format e la voglia di celebrare la storia del programma — vent’anni di ghigliottina non sono certo pochi — si sono scontrate con la difficoltà di gestire un cast di ospiti forse troppo numeroso e con la nostalgia per i giganti della prima serata, Verdone e Totti su tutti, che hanno lasciato un segno difficile da cancellare -4.

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