Il tentato sequestro della bimba di 18 mesi a Bergamo: l’aggressore parla al gip, la difesa punta su una perizia psichiatrica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È durato meno di un’ora l’interrogatorio che il cittadino romeno di 47 anni, l’uomo che sabato scorso, all’ora di pranzo, ha tentato di strappare una bambina di appena un anno e mezzo dalle braccia della madre all’interno del supermercato Esselunga di via Corridoni, ha sostenuto davanti al giudice per le indagini preliminari Michele Ravelli. Il provvedimento restrittivo, notificato dagli agenti della Polizia di Stato al termine di una concitata sequenza di eventi che ha visto il padre della piccola, supportato dagli addetti alla sicurezza del punto vendita e da alcuni clienti, bloccare l’aggressore fino all’arrivo della volante, è stato emesso a carico dell’uomo con le pesanti accuse di tentato sequestro di persona aggravato dall’età della vittima e lesioni personali aggravate -2. Il 47enne, senza fissa dimora e con alle spalle un passato di cui gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i contorni, ha scelto di avvalersi della facoltà di rispondere alle domande del magistrato, ma dalle sue dichiarazioni, stando a quanto trapela, non sarebbero emersi elementi in grado di chiarire la dinamica e le ragioni profonde di un gesto tanto improvviso quanto violento -2. La difesa, affidata all’avvocato Erica Pasinetti, sta già valutando la strada maestra: chiedere una perizia psichiatrica per accertare la capacità di intendere e di volere del proprio assistito al momento dei fatti, un passaggio che potrebbe rivelarsi cruciale per il prosieguo del procedimento giudiziario.

La pm Giulia Angeleri, che ha coordinato le indagini fin dai primi momenti successivi all’arresto, ha presentato la richiesta di convalida della misura cautelare, sollecitando al contempo il mantenimento della custodia in carcere, opzione che il giudice, dopo aver ascoltato le parti, ha deciso di congelare, riservandosi di emettere il proprio provvedimento nelle ore successive all’udienza -2. Nel frattempo, la procura continua a raccogliere tasselli sulla biografia del 47enne, emersa dai primi accertamenti e dalle testimonianze di chi lo ha incrociato nei giorni antecedenti il folle gesto. L’uomo, arrivato in Italia verosimilmente poche settimane fa, era già stato notato in condizioni di evidente disagio mentale: mercoledì e giovedì scorsi, ad esempio, era stato fermato dalla polizia nei pressi della clinica Gavazzeni, dove chiedeva un riparo per la notte e, in modo confuso, di essere riportato in Romania a bordo di un’ambulanza -2. Il suo passaporto risultava in regola e, addosso, aveva soltanto pochi spiccioli; nessun precedente penale, nessuna segnalazione per violenza, solo il profilo di un uomo apparentemente smarrito.

Una testimonianza significativa, raccolta e riportata dalla stampa locale, getta una luce più cruda sulla psicologia dell’indagato. Nei giorni immediatamente precedenti l’aggressione, il 47enne era stato avvistato anche nell’area della stazione ferroviaria di Bergamo. Un tassista, F.G., ha raccontato di averlo avvicinato mentre questi si rivolgeva in modo farfugliante ad alcuni colleghi: chiedeva di essere portato in Francia, poi all’aeroporto, salvo poi mostrare il passaporto e recitare a memoria il numero di telefono del fratello, rimasto in Romania -2. Il tassista, insospettito dalla confusione dell’uomo, lo ha contattato telefonicamente, scoprendo che la famiglia era a conoscenza della sua fuga da casa, delle sue problematiche di natura mentale e del fatto che non avevano più sue notizie da tempo -2. Nonostante il tentativo del tassista di trovare una soluzione, anche con l’aiuto di una giovane parente che parlava inglese, l’uomo si era allontanato, mostrandosi infastidito. Un ritratto, questo, che si allinea perfettamente con l’immagine di un individuo confuso e bisognoso di aiuto, un elemento su cui la difesa farà certamente leva.

La dinamica dell’aggressione e le conseguenze per la piccola vittima

Le telecamere a circuito chiuso dell’Esselunga hanno immortalato una sequenza di pochi, drammatici secondi: la famiglia che esce, la bambina tenuta per mano dalla madre, l’uomo che all’improvviso si avventa sulla piccola, afferrandola con forza per le gambe e tentando di trascinarla via -1-10. La reazione immediata della madre, che ha stretto a sé la figlia opponendo resistenza, e quella del padre, che ha bloccato fisicamente l’aggressore con l’aiuto di altri clienti e della sicurezza, sono state determinanti per scongiurare il peggio -4-9. Nella colluttazione, la violenza dello strattone è stata tale da provocare alla bambina la frattura del femore, una lesione grave che ha reso necessario il trasporto d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove è stata ingessata e dove rimane sotto osservazione -1-4-10. Un gesto, quello del 47enne, che ha trasformato un sabato pomeriggio qualunque in un incubo per i genitori, costretti a vivere sulla propria pelle la paura di perdere la figlia in un luogo pubblico e affollato. Gli inquirenti, pur non escludendo nessuna pista, sembrano orientati verso l’ipotesi di un gesto isolato, frutto di una mente turbata, piuttosto che di un disegno criminoso organizzato.

L’iter giudiziario e i prossimi passi dell’inchiesta

La Procura di Bergamo, con la pm Giulia Angeleri, mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi investigativi, concentrandosi sulla verifica di ogni singolo aspetto emerso dall’interrogatorio e dalle dichiarazioni dei testimoni, comprese quelle dei parenti romeni che hanno confermato la scomparsa dell’uomo da casa e le sue condizioni di fragilità -2. Al momento, il 47enne rimane rinchiuso nel carcere di Bergamo, in attesa che il giudice si pronunci sulla convalida dell’arresto e sulla misura cautelare. La decisione del gip Ravelli, attesa a brevissimo, scioglierà la riserva e stabilirà se l’uomo dovrà rimanere in cella o se potrà essere trasferito in una struttura più idonea a gestire le sue problematiche, qualora la perizia psichiatrica, una volta formalmente richiesta e concessa, dovesse confermare uno stato di incapacità di intendere e di volere. L’unica certezza, al momento, è il trauma vissuto dalla piccola e dalla sua famiglia, e la necessità di fare piena luce su cosa abbia spinto un uomo, già segnalato per il suo comportamento erratico, a compiere un gesto di così inaudita violenza.

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