Il furto da 400mila euro nello stabilimento Prada di Dolo, il commando in azione con un furgone ariete e il precedente di due anni fa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È accaduto all’alba, quando il buio copre ancora le campagne tra Arino di Dolo e la Riviera del Brenta, terra da decenni consacrata al distretto della calzatura di lusso. Intorno alle quattro del mattino, un commando composto da almeno sette persone ha preso di mira lo stabilimento che produce scarpe per Prada, mettendo a segno un colpo che, secondo le prime stime, supera i quattrocentomila euro. Le modalità, ricostruite in queste ore dai carabinieri, raccontano di un’operazione rapida e studiata nei minimi dettagli: i malviventi, arrivati con un furgone risultato poi rubato, lo hanno usato come ariete per abbattere il cancello d’ingresso. Una volta dentro, in un lasso di tempo incredibilmente breve – circa dieci minuti – hanno caricato tra le seicento e le settecento paia di scarpe da donna, pronte per essere consegnate, prima di dileguarsi senza lasciare tracce evidenti.

Un’organizzazione militare e i primi accertamenti sulle immagini

La rapidità dell’azione, unita alla scelta dell’orario e all’uso di un mezzo pesante per forzare l’accesso, lascia intendere una preparazione accurata che gli inquirenti stanno ora cercando di decifrare attraverso i filmati degli impianti di videosorveglianza interni ed esterni. I carabinieri della locale tenenza, con il supporto dei colleghi del comando provinciale di Venezia, stanno setacciando non solo le registrazioni della fabbrica ma anche quelle del vicino casello autostradale dell’A4, convinti che la banda abbia utilizzato la direttrice autostradale per allontanarsi. L’ipotesi, al momento, è che si tratti di professionisti del settore, abituati a colpire obiettivi sensibili e dotati di una logistica che ha permesso loro di trasportare via un carico così ingente in pochi minuti.

Il precedente nel magazzino vicino e le parole del sindaco

Non è la prima volta, a quanto pare, che quell’area industriale finisce nel mirino. A confermarlo è Marino Benetti, titolare dell’azienda di traslochi che ha la propria sede principale a fianco dello stabilimento Prada. Benetti ricorda un episodio risalente a due anni fa, quando i ladri – in quella circostanza – scelsero una via d’accesso ben diversa: entrarono dalla sua struttura, salirono lungo una scala che conduce al soffitto del magazzino e da lì si calarono direttamente all’interno dello stabilimento. Un modus operandi, quello del passaggio attraverso le proprietà limitrofe, che non viene escluso nemmeno in questa indagine, sebbene le modalità con il furgone ariete sembrino delineare un approccio più brutale e diretto.

Il sindaco Gianluigi Naletto, informato già dalle prime ore del mattino, ha seguito con attenzione lo sviluppo degli accertamenti. «Già dalle prime ore del mattino – ha osservato – sono stato informato dell’increscioso atto criminale accaduto, da condannare senza alcuna tolleranza, in quanto fenomeno disgregatore della convivenza civile e dell’economia». L’amministrazione, ha aggiunto, si è messa immediatamente a disposizione dei militari dell’Arma, con i quali lo stesso primo cittadino è in costante contatto. La sua fiducia nell’operato degli inquirenti emerge con nettezza: «Sono certo che i banditi saranno presi».

Il valore del bottino e il nodo delle complicità interne

La stima del bottino oscilla, per ora, tra i quattrocentomila e i seicentomila euro, a seconda del valore commerciale dei modelli asportati. Si tratta di calzature finite, pronte per essere immesse nel circuito della vendita, un dettaglio che rende più complessa la tracciabilità ma che al tempo stesso pone agli investigatori un interrogativo centrale: la conoscenza dei tempi e dei luoghi – sapere esattamente quando e dove si trovava la merce già confezionata – suggerisce la possibilità di un basista interno. Un’eventualità che gli inquirenti non stanno trascurando, così come non trascurano la verifica di eventuali contatti telefonici o segnali captati nelle vicinanze della fabbrica nelle ore precedenti il colpo.

La scena del crimine, già da ieri mattina, era presidiata dai carabinieri che hanno effettuato i primi rilievi, cercando impronte, tracce di pneumatici e ogni altro elemento utile a identificare i componenti del commando. Il fatto che il furgone utilizzato come ariete fosse stato rubato in precedenza rientra nella prassi di chi compie furti di questa portata, rendendo più complesso il lavoro di risalire immediatamente agli autori. Tuttavia, il numero elevato di partecipanti – sette, stando alle prime verifiche – e il passaggio obbligato lungo le vie di fuga verso il casello autostradale rappresentano, al tempo stesso, punti deboli per la banda e piste concrete lungo le quali i militari stanno concentrando gli sforzi investigativi.

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