Sánchez all'Onu: «È ora che una donna dell'America Latina guidi l'organizzazione»
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Redazione Esteri
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Dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite riunita a New York, il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha scelto il palco più visibile della diplomazia mondiale per rilanciare una questione che divide e insieme accomuna: la successione di Antonio Guterres alla guida dell'Onu. Nel suo intervento di mercoledì, il premier socialista ha chiesto apertamente che il prossimo segretario generale sia una donna proveniente dall'America Latina, definendo la questione un debito storico da saldare.
La richiesta dal podio
«Come può un'organizzazione che sostiene di parlare a nome dell'umanità intera non avere mai avuto una donna alla guida?», ha domandato Sánchez davanti ai rappresentanti dei centonovantatré Stati membri, ricordando che nove uomini si sono succeduti alla carica di segretario generale nei primi ottant'anni di vita dell'istituzione. Il capo dell'esecutivo spagnolo ha poi rivendicato il ruolo del femminismo come una delle principali forze di trasformazione e progresso, suscitando l'applauso della platea.
Accanto alla richiesta di genere, Sánchez ha avanzato la candidatura di una personalità dell'America Latina, invocando la prassi non scritta della rotazione geografica che, dopo il portoghese Guterres, indicherebbe proprio la regione latinoamericana come destinataria naturale del prossimo mandato.
La corsa alla successione
Il mandato di Guterres scade il 31 dicembre e il suo successore dovrà insediarsi il primo gennaio. Il processo di selezione, avviato formalmente con una lettera congiunta dei presidenti dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza, prevede una serie di dialoghi interattivi pubblici con i candidati e tre votazioni informali a porte chiuse in seno al Consiglio di sicurezza. Tra i nomi in lizza figurano quattro donne e tre uomini, con una significativa presenza latinoamericana.
La costaricana Rebeca Grynspan, attuale segretaria generale della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ed ex vicepresidente del suo Paese, ha guidato le ultime consultazioni informali con nove voti favorevoli su quindici. Alle sue spalle si è posizionata la guyanese Carolyn Rodrigues-Birkett, ambasciatrice presso l'Onu ed ex ministra degli Esteri, con otto preferenze.
La corsa ha registrato anche il ritiro della cilena Michelle Bachelet, ex presidente e già alta commissaria Onu per i diritti umani, che ha annunciato domenica l'abbandono dopo aver ottenuto un solo voto di sostegno nella terza tornata informale.
Il meccanismo di nomina
La scelta del segretario generale non spetta formalmente all'Assemblea generale, che si limita a ratificare la proposta del Consiglio di sicurezza. Qui i quindici membri votano in segreto con una scheda che consente di esprimere incoraggiamento, dissuasione o nessuna opinione su ciascun candidato. Perché un nome passi alla fase successiva servono almeno nove voti favorevoli e l'assenza di veto da parte di uno dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito.
È una procedura che, in passato, ha richiesto settimane di negoziati e che quest'anno si intreccia con un contesto internazionale segnato da divisioni profonde tra le grandi potenze. L'amministrazione statunitense, intervenuta all'Assemblea con il discorso di Donald Trump, ha mantenuto una posizione critica verso l'Onu, accusandola di inefficacia, senza però indicare una preferenza esplicita per alcuno dei candidati in corsa.
Il quadro delle candidature
Oltre alle due donne in testa alle consultazioni, restano in competizione il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'argentino Rafael Grossi, l'ex presidente senegalese Macky Sall, il diplomatico ugandese Olara Otunnu, l'ecuadoriana María Fernanda Espinosa, già presidente dell'Assemblea generale, e la diplomatica ecuadoriana Ivonne A-Baki.
La geografia delle candidature riflette la posta in gioco: per la prima volta nella storia dell'organizzazione, la combinazione tra il criterio di rotazione regionale e la pressione per una guida femminile converge su un numero ristretto di nomi, tutti concentrati su una regione che rivendica per sé la prossima guida delle Nazioni Unite.
Le reazioni e il contesto politico
L'intervento di Sánchez non si è limitato alla questione della leadership. Il premier spagnolo ha attaccato senza nominarli i leader che, a suo dire, indeboliscono il multilateralismo: «Prima contestano le regole, poi le infrangono, sapendo che nessuno chiederà loro conto di nulla», ha detto, in un passaggio letto da diversi osservatori come un riferimento all'amministrazione statunitense.
Sánchez ha anche rilanciato la proposta di riformare il Consiglio di sicurezza per eliminare il diritto di veto dei membri permanenti, definendo inaccettabile che un Paese possa essere «giudice e parte» allo stesso tempo. Sul tavolo delle Nazioni Unite, la successione di Guterres si presenta dunque come un banco di prova per verificare se l'organizzazione riuscirà a rinnovare la propria guida senza fratture, in un momento in cui le grandi potenze continuano a guardare all'Onu con crescente diffidenza.
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