Il silenzio dell’ospedale e la folla in corteo: la morte del piccolo Adam e la richiesta di verità a Rovigo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono bastati pochi minuti per trasformare un intervento definito “di routine” in una tragedia destinata a finire davanti a un giudice. Il piccolo Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, due anni e mezzo, è morto martedì scorso all’ospedale di Padova dopo essere stato trasferito d’urgenza da Rovigo, dove aveva subito un’operazione al braccio. Ieri mattina, 19 aprile, circa duecento persone hanno presidiato l’ingresso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo per chiedere giustizia, stringendosi attorno a una famiglia che, come ha raccontato il padre Mohamed con la voce rotta dal dolore, ha visto spezzare la vita di un figlio che «era entato saltellando». Le persone, arrivate a bordo di due pullman e con mezzi propri da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, hanno scandito richieste di chiarimenti, ma dai piani alti della struttura sanitaria – va detto – non è uscito nessuno a confrontarsi con loro.
L’operazione, l’arresto cardiaco e il trasferimento contestato
La vicenda giudiziaria, che vede ora la Procura di Padova titolare di un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo, si concentra su una manciata di ore drammatiche. Adam, che risiedeva con la famiglia a Fidenza, in provincia di Parma, soffriva di una lesione al plesso brachiale risalente alla nascita; dopo fisioterapie rivelatesi poco efficaci, i genitori avevano accolto il consiglio di rivolgersi al nosocomio rodigino, specializzato in questo genere di patologie. Martedì 14 aprile, il bambino è entrato in sala operatoria, ma circa un’ora dopo l’inizio dell’intervento ha subito un arresto cardiaco. Rianimato sul posto, è stato caricato su un’ambulanza per essere trasferito d’urgenza a Padova, punto di riferimento per le emergenze pediatriche. Un trasferimento, quello via terra, che la famiglia contesta duramente: il tragitto è durato circa 45 minuti, un tempo che i parenti giudicano decisivo e che li ha portati a chiedersi perché non sia stato attivato l’elisoccorso, visti anche i cantieri presenti in centro a Padova.
I sigilli della magistratura e l’intervento della Regione
Mentre il padre, sostenuto dal fratello Gouda che lo aiuta a mettere ordine nei ricordi, ripete di essersi fidato dei medici («Me l’hanno ammazzato», l’accusa straziante riportata in presidio), gli inquirenti hanno già messo i sigilli alle cartelle cliniche. L’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, rappresenta il passaggio cruciale per stabilire se ci sia stata negligenza o se il decesso del piccolo (il suo cuore ha smesso di battere poco dopo l’arrivo a Padova nonostante l’utilizzo della macchina cuore-polmoni) sia stato causato da complicanze imprevedibili. A fare chiarezza non ci penserà solo la magistratura: il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha disposto l’invio di ispettori di Azienda Zero, definendo l’intervento un «atto necessario» per verificare eventuali criticità nella gestione del caso, che è stato anche segnalato al ministero della Salute come “evento sentinella”.
Un presidio nel vuoto di risposte ufficiali
La manifestazione di ieri, durata tre ore tra striscioni, cori e interventi al megafono, ha restituito l’immagine di un dolore collettivo che si scontra con l’opacità burocratica. Nonostante la presenza di circa duecento connazionali e amici accorsi da diverse regioni, nessun rappresentante dell’azienda sanitaria Ulss 5 Polesana si è presentato al cancello per fornire spiegazioni alla famiglia Seddik. Un silenzio che alimenta la rabbia di genitori che, come hanno dichiarato tramite i loro legali (gli avvocati Stefano Zoia e Cristina Gulisano), non hanno ancora ricevuto particolari dettagli su cosa sia accaduto esattamente in quella sala operatoria. L’unica certezza, al momento, è l’indagine in corso: gli investigatori stanno cercando di ricostruire la catena degli eventi, dall’anestesia alle manovre di rianimazione, mentre la salma del bambino è ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa degli esami autoptici.




