La polizia canadese conferma l’identità dell’autrice della strage di Tumbler Ridge: era Jesse Van Rootselaar, diciottenne transgender che aveva interrotto gli studi quattro anni fa e per la quale gli agenti, negli ultimi tempi, erano già intervenuti più volte in casa per problemi di salute mentale e per il possesso di armi.

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il vicecommissario della Royal Canadian Mounted Police della Columbia Britannica, Dwayne McDonald, nel corso di una conferenza stampa convocata mercoledì a Surrey — e durata poco meno di un’ora — ha fornito la ricostruzione più dettagliata di quanto accaduto martedì 10 febbraio nell’istituto secondario e in una residenza privata di Fellers Avenue, a circa due chilometri di distanza. La dinamica, secondo quanto emerso dagli accertamenti balistici e dalle testimonianze raccolte, avrebbe avuto inizio proprio tra le mura domestiche: la giovane, stando a quanto dichiarato dal comandante, avrebbe prima ucciso la madre, Jennifer Jacobs di trentanove anni, e il fratellastro undicenne Emmett Jacobs, per poi dirigersi verso la scuola che lei stessa aveva abbandonato all’età di quattordici anni. L’istituto, frequentato da circa centosettanta studenti, era diventato il secondo scenario di una violenza che, nelle intenzioni dell’autrice, sembra non aver fatto distinzione tra legami di sangue e sconosciuti. Al suo arrivo, Van Rootselaar era armata di un fucile a canna lunga e di una pistola modificata, quest’ultima, hanno precisato gli inquirenti, non risultava regolarmente registrata a suo nome. Il porto d’armi, infatti, le era scaduto nel 2024.

I precedenti con la polizia e il silenzio sul movente

Gli agenti della squadra investigativa hanno confermato che il loro dipartimento non aveva perso le tracce di Jesse Van Rootselaar. La residenza familiare era già stata oggetto di numerosi interventi negli ultimi anni, la maggior parte dei quali legati a crisi psicologiche della ragazza. In almeno due circostanze, e più precisamente circa ventiquattro mesi prima della sparatoria, gli agenti avevano proceduto al sequestro di alcune armi detenute legalmente da un altro componente del nucleo familiare; il proprietario, in seguito, ne aveva chiesto la restituzione attraverso i canali previsti dal codice penale, e le armi erano state riconsegnate. McDonald, rispondendo alle domande dei cronisti, ha escluso che vi siano al momento elementi per ipotizzare un nesso diretto tra l’identità di genere della diciottenne e eventuali episodi di bullismo subiti durante la frequenza scolastica, anche perché, ha ribadito, la ragazza aveva lasciato l’istituto quattro anni prima dei fatti e non vi aveva più rimesso piede. Nessuna delle vittime, hanno aggiunto gli investigatori, pare fosse stata presa di mira in modo specifico.

Le vittime e i soccorsi nell’immediatezza della strage

L’aggressione, consumatasi nell’arco di pochi minuti all’interno della biblioteca e in un vano scale, ha spezzato la vita di sei persone tra quelle mura: l’insegnante trentanovenne Shannda Aviugana-Durand, le studentesse dodicenni Abel Mwansa, Kylie Smith, Zoey Benoit e Ticaria Lampert, e lo studente tredicenne Ezekiel Schofield. Un altro dodicenne, di cui non è stato diffuso il nome, è deceduto durante il trasporto in ospedale. Il bilancio, inizialmente oscillante tra le otto e le dieci vittime complessive, è stato corretto dagli stessi funzionari dopo aver accertato che una delle ferite gravi — una donna inizialmente data per morta — era in realtà sopravvissuta ed era stata elitrasportata d’urgenza in un centro traumatologico regionale. Venticinque i feriti, la maggior parte dei quali non ha riportato lesioni da arma da fuoco bensì contusioni, fratture e traumi da schiacciamento verificatisi nella calca per mettersi in salvo o durante le concitate fasi dell’evacuazione. Alcuni studenti, come ha raccontato il diciassettenne Darian Quist ai microfoni della CBC, erano rimasti barricati per oltre due ore nelle aule, spostando banchi e sedie contro le porte dopo aver sentito quella che hanno descritto come una sequenza interminabile di detonazioni.

La reazione istituzionale e la comunità sotto choc

Il primo ministro Mark Carney, interrompendo gli impegni istituzionali previsti per la giornata di mercoledì, ha disposto l’abbassamento a mezz’asta delle bandiere sugli edifici federali per sette giorni e ha presenziato alla Camera dei comuni a un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime. Il sindaco di Tumbler Ridge, Darryl Krakowka, uscito dal municipio solo dopo la revoca dell’ordine di isolamento che per oltre quattro ore aveva immobilizzato i duemilaquattrocento abitanti del villaggio ai piedi delle Montagne Rocciose, ha dichiarato senza infingimenti che conosceva personalmente ciascuna delle persone uccise, definendole non residenti ma «familiari». Il governo provinciale ha attivato l’invio immediato di counsellor specializzati nella gestione del trauma e di infermieri di liaison psichiatrica; un centro di supporto è stato allestito presso il community centre locale, a poche centinaia di metri dal perimetro della scuola, ancora sotto sequestro per i rilievi della scientifica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.