Paolo Crepet e la verità sul vuoto emotivo: «Senza entusiasmo si sopravvive, ma è un'ingiustificabile sciatteria»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un'epoca in cui l'efficienza tecnologica e la prevedibilità degli algoritmi sembrano dettare legge, e la ricerca di una sicurezza emotiva a tutti i costi è diventata una sorta di religione laica, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet lancia un grido d'allarme che risuona come una sfida.

Attraverso le pagine del suo libro "Riprendersi l'anima", e in particolare nel capitolo intitolato "Fine dell'entusiasmo", Crepet analizza con la sua consueta lucidità, mischiata a una vena di profonda poesia, la progressiva scomparsa di quella spinta vitale che ci rende autenticamente umani: l'impeto, la meraviglia e, appunto, l'entusiasmo.

La sua riflessione, che si muove agilmente tra sociologia e psicanalisi, parte da un presupposto tanto semplice quanto inquietante: oggi assistiamo al "prolasso dell'empatia", un graduale imbarbarimento delle relazioni che si manifesta sotto forma di una "speciale imperturbabilità". È un calo drammatico di smania, di curiosità e di solidarietà, sintomo di una società che sembra aver scelto la comfort zone come unico orizzonte possibile.

La trappola dell'autarchia emotiva e l'amore tiepido

Uno dei passaggi più iconici della riflessione di Crepet riguarda la metamorfosi del concetto di amore e relazione. Secondo lo psichiatra, la società contemporanea e, spesso, le stesse famiglie, educano le nuove generazioni a preferire l' "amore tiepido", scoraggiando quello "sovversivo" e tempestoso che una volta era considerato il motore dell'esistenza. Si tende a privilegiare la stabilità emotiva a scapito della tempesta romantica, dimenticando che l'amore, per sua natura, dovrebbe avere il potere di scottare o di gelare per insegnarci davvero a vivere.

Questa fuga verso l'apatia protettiva conduce dritti in quella che Crepet definisce "autarchia emotiva", l'illusione cioè di bastare a se stessi. Ci trinceriamo dietro una finta autosufficienza sentimentale, alimentata da un narcisismo relazionale che, in realtà, non è altro che un isolamento paranoico; costruiamo fortezze vuote per il timore di soffrire, decidendo coscientemente che è meglio imparare a vivere senza slanci né passioni, scambiando la sopravvivenza per la vita stessa.

L'illusione digitale e il rischio di cuori grigi

Ma il vero punto di svolta, nella diagnosi di Crepet, riguarda il rapporto distorto con le nuove tecnologie. Lo psichiatra cita un caso emblematico, quello di Ayrin, una ragazza americana che ha preferito fidanzarsi con "Leo", un compagno virtuale generato dall'intelligenza artificiale. La domanda che Crepet pone è radicale: perché un chatbot, freddo e programmato, può apparire così rassicurante? La risposta è perché è progettato per dire sempre di sì, per non contrastare mai, per adulare e assecondare ogni nostro desiderio o capriccio.

Ma questa perfezione artificiale, avverte Crepet, si rivela presto di una noia mortale e prevedibile. Le macchine, per quanto sofisticate, possono fare tutto tranne una cosa: entusiasmarsi. Esse sono prive di slancio, pedanti e senza anima. Quando cerchiamo nei chatbot una risposta alle nostre mancanze emotive, in realtà stiamo pretendendo il "nulla metafisico". Se non ci ribelliamo in tempo, mettendo in discussione questo paradigma, rischiamo di diventare sudditi di un nuovo tecnocrate capace di manovrare, attraverso la rete, i nostri "cuori grigi".

Una distopia, questa, che nemmeno George Orwell aveva immaginato, dove la rivoluzione non parte dal controllo del pensiero ma dallo smontaggio sistematico dei sentimenti e delle relazioni affettive reali, sostituiti da sterili mantra digitali.

La grandezza umana sta nel saper ricominciare

Di fronte a questo scenario apparentemente desolante, la riflessione di Crepet non si ferma alla denuncia, ma offre degli antidoti, delle vie d'uscita percorribili. Il pensiero dello psichiatra e scrittore, in questo senso, restituisce tutto il senso della forza umana, in particolare quando si dedica al concetto di "ricominciare". Crepet ci invita a non valutare una persona soltanto in base ai risultati raggiunti o alle cose costruite, ma anche, e forse soprattutto, per il modo in cui reagisce quando ciò che aveva immaginato non si realizza.

La sua celebre massima, "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare", diventa un faro in un'epoca che celebra il successo immediato e tende a nascondere gli errori. In un contesto culturale che ci ha cresciuti con l'idea che una vita riuscita debba seguire un percorso ordinato e lineare, ogni interruzione viene percepita come una sconfitta.

Crepet ci mette in guardia da questa visione distorta, ricordandoci che non esiste crescita senza la possibilità dell'errore, e che chi pretende di conoscere in anticipo il risultato di ogni decisione finisce spesso per scegliere soltanto ciò che appare sicuro, rinunciando alle possibilità che potrebbero davvero trasformarlo.

I tre ingredienti per riscoprire l'entusiasmo

Per uscire da questa impasse e reimparare a desiderare, Crepet individua tre attitudini fondamentali da coltivare, vere e proprie discipline per allenare l'entusiasmo. Il primo ingrediente è la disponibilità a guardarsi attorno, un rifiuto netto di farsi bastare le cose così come sono, una sana inquietudine verso la mediocrità. Il secondo è l'ambizione sacra, quella forza interiore che guida il talento verso l'inaspettato, quella spinta senza la quale ci si ferma, parcheggiando la propria vita sul ciglio della strada a guardare passivamente quella degli altri.

Infine, l'ispirazione: Crepet rievoca la figura di Leonardo da Vinci, che trovava illuminazioni persino nelle macchie d'umidità sui muri o nelle forme mutevoli delle nuvole. L'ispirazione, in questo senso, richiede la modestia di saper cogliere il bello nell'effimero e nel quotidiano, un atto di resistenza contro l'omologazione.

In quest'ottica, anche la scuola e gli educatori giocano un ruolo cruciale: come si chiede Crepet, una scuola dovrebbe essere un luogo entusiasmante, altrimenti a che serve? L'obiettivo non è solo trasmettere nozioni, ma insegnare a riconoscersi, ad andare oltre la debolezza dei falsi maestri e ad abbracciare l'entusiasmo come bussola di vita.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.