Machado bloccata a Panama, Yoris: "In Venezuela si rischia la guerra civile"
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Redazione Esteri
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"Miei cari venezuelani, sono a Panama, da dove intendevo tornare in Patria con un volo commerciale. Il regime ha chiuso lo spazio aereo pur di impedirmelo". La leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado, in un videomessaggio pubblicato sul suo account X, ha denunciato l'impedimento al rientro in patria, mentre il paese è ancora scosso dalle tragiche conseguenze del doppio terremoto che ha devastato la regione costiera di La Guaira e la capitale Caracas.
La premio Nobel per la pace, che in un gesto altamente simbolico aveva donato la sua medaglia al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si trova attualmente a Panama e ha promesso che farà "tutto il necessario" per tornare in Venezuela e guidare la popolazione in questa fase di emergenza.
Il veto di Washington e le dinamiche del triangolo politico
Sebbene nel suo messaggio Machado abbia puntato il dito contro il "regime" di Delcy Rodriguez, la realtà dei fatti, come rivelato dal Wall Street Journal, dipinge un quadro geopolitico ben più complesso. A impedirle concretamente di sbarcare a Caracas sarebbe stata l'amministrazione statunitense, che venerdì scorso le ha chiesto di fare marcia indietro quando il suo volo privato si trovava già in prossimità del North Carolina.
Il tycoon, che in un primo momento sembrava averle dato il via libera, avrebbe poi cambiato idea, minacciando di diffondere una nota di presa di distanza qualora avesse proseguito per la capitale venezuelana.
La priorità di Washington, in questa fase, sembra essere la stabilità politica e l'accesso al petrolio venezuelano, piuttosto che una transizione democratica immediata, e lo stesso segretario di Stato Marco Rubio avrebbe chiesto a Machado di avere pazienza per preservare la "fragile relazione" tra Stati Uniti e Caracas, basata sul sostegno alla presidente ad interim Delcy Rodriguez.
La rabbia popolare e l'inefficienza dei soccorsi
Mentre la tensione politica cresce, sul terreno la situazione è disperata. Il bilancio ufficiale delle vittime ha superato le 1.700 unità, ma secondo le opposizioni e diverse fonti internazionali, il numero reale sarebbe ben più alto e le stime parlano di oltre 50.000 dispersi. La macchina dei soccorsi, denuncia l'opposizione, è inadeguata.
L'ex deputato Jesus Armas ha descritto una scena apocalittica: vigili del fuoco e protezione civile impegnati senza attrezzatura minima come guanti, caschi e lanterne, mentre gli ospedali sono al collasso e mancano persino garze e medicinali. In molti casi, a cercare i sopravvissuti tra le macerie sono stati solo i civili, che hanno anche prestato le loro gru e i loro cani per le ricerche, mentre i militari, spesso presenti solo per reprimere le proteste, sono stati insultati e minacciati dalla popolazione esasperata.
Corina Yoris: "Solo Machado può evitare il conflitto"
In questo clima di rabbia e disperazione, la professoressa di filosofia Corina Yoris, che nel 2024 era stata indicata come sfidante di Nicolas Maduro dopo che a Machado era stato impedito di candidarsi, ha lanciato un allarme a chiare lettere. In un'intervista rilasciata a La Stampa, Yoris ha dichiarato che tra i venezuelani si respira "una rabbia senza precedenti" e che la ribellione contro i militari e il governo è a livelli mai visti prima, tanto che si rischia "un conflitto vero" e una guerra civile se la situazione non verrà gestita.
Secondo Yoris, l'unica figura in grado di incanalare questo malcontento e provare a guidare la crisi è Maria Corina Machado, l'unica politica in cui i venezuelani ripongono ancora la loro fiducia. La filosofa ha inoltre attaccato duramente il governo di Delcy Rodriguez, definendolo un "esercito fantasma" e un'esecutivo corrotto che ha governato per quasi tre decenni, costruendo case con materiali scadenti e mostrandosi completamente impreparato di fronte a una catastrofe annunciata in una zona ad alto rischio sismico.




