Matteo Berrettini e quel sorriso ritrovato dopo la notte più buia: ai quarti a Parigi con il ranking più basso da 19 anni

Matteo Berrettini e quel sorriso ritrovato dopo la notte più buia: ai quarti a Parigi con il ranking più basso da 19 anni
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Redazione Sport Redazione Sport   -   E invece, contro ogni previsione che il suo fisico – martoriato da infortuni a ripetizione, capace di trasformare il campo in un territorio minato – sembrava aver scritto, Matteo Berrettini è di nuovo quello di una volta.

O forse, bisognerebbe dirlo con più precisione, è la versione più consapevole e spietata di quel giocatore che, nel 2021, aveva stregato Wimbledon.

Dopo aver superato l’argentino Juan Manuel Cerundolo con un secco 6-3, 7-6, 7-6, il romano si è guadagnato non solo un posto nei quarti di finale del Roland Garros, ma anche un record che sa di rivincita silenziosa.

Con il numero 105 del ranking mondiale tatuato sulla maglia, l'azzurro è diventato il tennista con la classifica più bassa a raggiungere l'ultimo atto dei quarti a Parigi da diciannove anni a questa parte, quando ci riuscì il russo Igor Andreev.

La vittoria, nella circostanza, ha assunto i contorni di una liberazione più che di un semplice risultato.

L'aveva detto lui stesso, al termine della maratona vinta contro Comesana, che quel tipo di partite gli erano mancate; e così, sotto gli occhi di un pubblico che si è fatto trascinare dall'emozione, il "martello" ha infine ritrovato la sua felicità.

“Il tennis è l'amore della mia vita – ha dichiarato a caldo, quasi a volersene convincere ancora una volta –, altrimenti non sarei qui a tornare dopo tutti gli intoppi, gli infortuni, c’erano momenti in cui era davvero difficile tornare a colpire una palla”.

Una confidenza, questa, che getta luce sui mesi bui vissuti lontano dai riflettori, quando il crollo in classifica sembrava l’ultimo dei problemi per un atleta che non riconosceva più il proprio diritto.

L’impresa nel dettaglio e il dato statistico che impressiona

Non è stato un dominio totale, perché Cerundolo – fresco del clamoroso scalpore inflitto a Jannik Sinner – ha dimostrato di avere i nervi d’acciaio necessari per restare aggrappato al match. Dopo un primo set gestito con il solito, devastante, tennis d’attacco, Berrettini ha dovuto vedersela con la resilienza del rivale.

Il secondo paragrafo, dove nessuno ha concesso palle break, si è risolto al tie-break con un perentorio 7 punti a 2; nel terzo, invece, l’argentino è arrivato a servire per il parziale e si è procurato ben tre set point sul 6-3 nel gioco decisivo.

E qui, nell’occhio del ciclone, è emerso il Berrettini migliore: quello che non molla l’osso, che rimonta punto su punto (fino al definitivo 8-6) e che spegne l’entusiasmo dell’avversario con un dritto che torna a fare male.

Questa qualificazione, inoltre, ribalta completamente la narrativa di un declino che molti davano ormai per irreversibile. Grazie al cammino parigino, il romano è certo di rientrare tra i primi 50 del mondo già da lunedì prossimo, scalando virtualmente oltre cinquanta posizioni in un sol colpo.

Considerando che non giocava questo Slam dal lontano 2021 – anni in cui il polvere di mattone sembrava essere diventato un tabù per i suoi malanni fisici – l’impresa assume un sapore ancora più autentico.

L’orgoglio di un reduce: “Ho due attributi così”

Tornato in conferenza stampa con un sorriso disarmante, quello che poche settimane fa faticava a trovare continuità si è lasciato andare a una battuta che fa scalpore. “Ho due attributi così” ha esclamato, riassumendo con un’espressione schietta e romana tutto il coraggio speso per tenere botta.

Più che una semplice volgarità, è la sintesi di un approccio mentale rinato: basta paure, basta quella rigidità che gli impediva di esprimersi. “Ora mi sento alla grande – ha aggiunto – grazie al mio team, al mio carattere e alla mia resilienza.

In corsa ci sono tanti tennisti incredibili, il tennis è imprevedibile. Sinner tornerà più forte”.

In attesa di conoscere il nome del prossimo avversario, che uscirà dal confronto tra il connazionale Matteo Arnaldi e lo statunitense Frances Tiafoe, Berrettini si gode il momento senza porsi limiti. Rimane l’unico finalista di Slam nel suo lato di tabellone, un dettaglio che non implica certezze ma che testimonia l’enorme valore esperienziale che l’atleta di trent'anni porta con sé. Per ora, a Parigi, a parlare è solo il suo gioco.

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