Marano Vicentino, parricidio in via XXV Aprile: il figlio quindicenne accusato dell'omicidio del padre Rachid Joundoul
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Redazione Interno
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La quiete notturna di Marano Vicentino è stata squarciata da un delitto che ha dell'incredibile, un parricidio consumato tra le mura domestiche di un appartamento al primo piano di una palazzina situata al civico 22 di via XXV Aprile, a due passi dal municipio. Sono stati i carabinieri, intervenuti poco dopo le due del mattino, a mettere i sigilli all'abitazione e a condurre in caserma un ragazzo di soli quindici anni, il quale, secondo le prime e ancora parziali ricostruzioni, avrebbe ucciso a coltellate il proprio genitore al culmine di un violento litigio.
La vittima, un uomo di origini marocchine, è stata identificata in Rachid Joundoul, un operaio di 54 anni - e non 60 come inizialmente riportato da alcune fonti - che lavorava presso un'azienda di Montecchio Maggiore, nel Vicentino.
Il movente e la dinamica familiare
L'arma del delitto sarebbe un coltello da cucina, ma il movente che ha scatenato la furia omicida del giovanissimo resta ancora avvolto nel mistero, sebbene gli investigatori stiano esaminando con attenzione l'ipotesi che si sia trattato di un raptus scaturito da un banale diverbio familiare, forse degenerato in pochi e drammatici istanti.
Ciò che rende la vicenda ancora più agghiacciante è la presenza, all'interno della stessa abitazione, della sorella tredicenne del ragazzo, una minorenne che avrebbe assistito alla scena e che, sopraffatta dal terrore, sarebbe stata la prima a dare l'allarme, consentendo così l'arrivo dei soccorsi e l'avvio delle indagini da parte delle forze dell'ordine.
La famiglia Joundoul, composta dal padre e dai due figli, si era ricongiunta in Italia solo da pochi mesi, un dettaglio che getta una luce ancora più cupa su una tragedia che sembra provenire da un contesto di recente integrazione, dove nulla, a quanto pare, faceva presagire un epilogo così violento.
Le indagini dei carabinieri
L'intervento dei carabinieri della compagnia di Vicenza è stato immediato e ha portato all'acquisizione dei primi elementi utili a ricostruire l'esatta sequenza degli eventi, con i militari che hanno ascoltato a lungo la giovane testimone per comprendere la natura del litigio e l'evoluzione dell'alterco. Il sostituto procuratore di turno ha disposto il sequestro dell'appartamento e del coltello, mentre il corpo senza vita dell'uomo è stato trasferito all'obitorio per l'esame autoptico, un passaggio fondamentale per determinare con esattezza il numero e la dinamica delle coltellate inferte.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando le condizioni psicologiche del quindicenne, che al momento si trova in una struttura protetta per minori, cercando di ricostruire i rapporti tra il ragazzo e il padre, anche attraverso le testimonianze dei vicini di casa e dei conoscenti della famiglia, molti dei quali hanno espresso sconcerto e incredulità per quanto accaduto.
Il contesto del delitto
L'edificio che ospita l'appartamento in cui è avvenuto il delitto si trova in una zona centrale del piccolo comune vicentino, una palazzina residenziale che nulla lasciava intendere potesse diventare teatro di un crimine così efferato. L'arrivo dei carabinieri, con le loro auto e i sigilli apposti sulla porta, ha subito attirato l'attenzione dei residenti, che si sono trovati a fare i conti con una realtà difficile da accettare per una comunità abituata alla tranquillità provinciale.
Il fatto che l'omicidio sia avvenuto nel cuore della notte, tra le mura di una casa dove vivevano minori, aggiunge un ulteriore strato di tragicità a una vicenda che solleva inevitabili interrogativi sul disagio giovanile e sulle tensioni che possono nascondersi dietro le apparenze di una vita familiare apparentemente normale, sebbene gli investigatori stiano procedendo con la massima cautela prima di formulare ipotesi definitive sulla premeditazione o meno del gesto.
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