Omicidio di Gloria De Lazzari a Manchester, l’arrestato aveva già una condanna per omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Corpo senza vita di Gloria De Lazzari, 45 anni originaria di Roncade, in provincia di Treviso, è stato rinvenuto lunedì 19 gennaio nella sua abitazione di Halliwell Road, a Bolton, sobborgo di Manchester. La donna, che si era trasferita in Inghilterra nel 2021 dopo aver vissuto anche in Puglia e aver intrapreso una nuova vita, lavorava come rider per il servizio di consegne a domicilio Uber Eats. Le indagini, coordinate dalla polizia inglese e ancora in una fase delicata, hanno portato all’arresto di un uomo già pochi giorni dopo la scoperta del delitto, precisamente da mercoledì. L’inchiesta, che procede senza sosta, sta cercando di ricostruire le dinamiche di un fatto di cronaca nera che ha sconvolto due comunità, quella italiana nel Regno Unito e quella del trevigiano, dove la vittima ha ancora legami familiari molto stretti.

Il profilo dell’arrestato e un inquietante precedente

L’uomo trattenuto in custodia è James Morton, 33enne residente nello stesso quartiere della donna uccisa. La notizia che ha destato maggiore allarme, tuttavia, è il passato giudiziario del sospettato. Morton, stando agli atti dei procedimenti britannici, era già stato condannato in precedenza per un fatto analogo e particolarmente efferato: la morte della sua ragazza sedicenne, risalente a nove anni fa, avvenuta nel corso di un rapporto sessuale estremo. Questa circostanza, che emerge dai documenti ufficiali, getta una luce sinistra sul nuovo arresto e solleva interrogativi inevitabili, sui quali le autorità investigative preferiscono al momento non pronunciarsi, limitandosi a seguire ogni traccia con scrupolo.

La vita di Gloria e la richiesta di giustizia

Gloria De Lazzari, che aveva alle spalle un matrimonio in Italia e un successivo trasferimento oltremanica dove si era risposata, aveva costruito la sua esistenza quotidiana attorno a un lavoro umile ma dignitoso, quello delle consegne in bicicletta o in motorino, affrontando le strade di Manchester. La sua scomparsa violenta ha lasciato un vuoto profondo, acuito dalla tragicità dei dettagli che stanno emergendo. Dall’Italia, l’ex marito e la madre della vittima hanno alzato la loro voce per chiedere che venga fatta giustizia, con un appello che è insieme un grido di dolore e una richiesta di rigore: «Che Gloria abbia giustizia», hanno dichiarato, auspicando che il presunto responsabile, se confermato colpevole, «resti in prigione».

Lo stato delle indagini e il percorso giudiziario

Le forze dell’ordine britanniche stanno procedendo con le loro attività ispettive, raccogliendo elementi probatori e testimoniali attorno all’abitazione di Kempston Gardens, dove la donna viveva. Il caso, per la sua natura e per il precedente a carico dell’indagato, è trattato con la massima priorità. La magistratura dovrà ora valutare il materiale raccolto dagli investigatori, in un iter che si preannuncia complesso e che dovrà fare i conti con una storia penale precedente che, sebbene non direttamente collegabile in automatico al nuovo episodio, costituisce un elemento di forte pressione sull’intero procedimento. La vicenda ricorda, per certi versi, altre tragiche storie di italiani uccisi all’estero, dove il lavoro delle procure diventa l’unico faro per famiglie lontane e devastate.

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