La gioielleria che nascondeva le scommesse e il ruolo di Fagioli e Tonali: così operava il giro illegale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non solo piattaforme digitali, ma anche un negozio di gioielli utilizzato come copertura. È questa una delle scoperte emerse dall’inchiesta della Procura di Milano sul giro di scommesse illegali che coinvolge numerosi calciatori di Serie A, tra cui spiccano i nomi di Sandro Tonali e Nicolò Fagioli. I due, oggi rispettivamente al Newcastle e alla Fiorentina, non erano semplici scommettitori, ma veri e propri intermediari, capaci di attirare altri giocatori in un sistema ben organizzato.

A coordinare il meccanismo, secondo le indagini, c’erano Tommaso De Giacomo e Patrick Fizzera, i quali gestivano le utenze dei calciatori su siti non autorizzati, garantendo loro bonus o riduzioni di debito in cambio della promozione delle piattaforme. Un’attività che, oltre a violare le norme sul gioco d’azzardo, potrebbe configurare il reato di associazione a delinquere, considerata la struttura consolidata del gruppo.

Le differenze tra Tonali e Fagioli emergono chiaramente dalle carte dell’inchiesta. Se il primo ha collaborato con gli inquirenti, ammettendo la propria dipendenza dal gioco, il secondo avrebbe fornito versioni meno coerenti, tanto che il suo cellulare avrebbe rivelato "alcune contraddizioni". Proprio per questo, mentre Tonali ha già patteggiato una riduzione di pena, Fagioli potrebbe trovarsi in una posizione più delicata, anche se al momento non sono previste misure cautelari.

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