Hama nel mirino
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Redazione Esteri
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La città di Hama, un tempo roccaforte dell'islamismo sunnita, è ora teatro di intensi scontri tra le forze governative siriane e i miliziani di Ha’yat Tahrir al Sham (Hts) e altre formazioni jihadiste appoggiate dalla Turchia. Dopo la caduta di Aleppo, le forze governative sembrano aver in parte ricompattato i ranghi, resistendo all'avanzata jihadista. I vertici delle forze armate siriane riferiscono di aver ucciso almeno 400 jihadisti nelle ultime ore, grazie anche all'appoggio dell'aviazione russa.
Nel frattempo, la situazione ad Aleppo si fa sempre più drammatica. I curdi, bloccati nei quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, parte dell'Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord est (Daanes), sono sotto assedio, senza cibo né acqua. Dopo la ritirata dell'Esercito arabo siriano dalla regione, le Forze della Siria Democratica (Sdf) hanno inviato ingenti rinforzi per difendere queste aree, seppur geograficamente divise dal resto del territorio autonomo. Dyiar, uno studente di ingegneria, racconta di essere bloccato ad Aleppo con la sua famiglia, circondato da cecchini sui tetti.
La guerra civile siriana, che sembrava aver raggiunto un punto di stallo, è tornata a essere una partita doppia, giocata sia sul campo di battaglia che sui tavoli delle diplomazie internazionali. La Turchia, dimostratasi più forte della Russia e dell'Iran dopo la caduta di Aleppo, è pronta a ridiscutere il futuro del Paese pur di non perdere terreno. Il presidente turco Erdogan ha esortato Russia e Iran a "spegnere l'incendio" e trovare una soluzione diplomatica al conflitto.
In questo contesto, la popolazione civile continua a soffrire, intrappolata tra le fazioni in guerra e le alleanze internazionali che si riformano e si dissolvono.




