Morte di Sebastiano Piaggi, due nuovi indagati dopo l’autopsia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Sebastiano Piaggi porta a tre il numero delle persone sotto indagine nell’inchiesta sulla tragedia avvenuta a Porto Venere il 15 agosto. Il sostituto procuratore Beatrice Barbara Ricci ha infatti iscritto nel registro degli indagati anche i due titolari della ditta di noleggio barche dalla quale era stato affittato il gommone su cui si trovava il giovane di Riccò insieme agli amici. Il 21enne era caduto in acqua nel pomeriggio di Ferragosto senza riuscire a tornare a galla. Gli accertamenti si concentrano ora sulle circostanze della caduta e sulle ferite riscontrate sul corpo, elementi che dovranno contribuire a ricostruire con precisione quanto accaduto in mare.

Morte di Sebastiano Piaggi, cosa emerge dall’autopsia

L’autopsia eseguita sul corpo di Sebastiano Piaggi ha individuato tre ferite alla testa, una delle quali particolarmente profonda, compatibili con lesioni provocate dall’elica di una barca o di un gommone. Tra i segni riscontrati vengono indicate una ferita vicino all’occhio e soprattutto una lesione netta sulla fronte, oltre alla frattura delle ossa del cranio. Proprio la profondità della ferita alla fronte ha fatto emergere l’ipotesi di un contatto con un’elica. Gli accertamenti dovranno però chiarire se le lesioni siano state provocate dal gommone dal quale il giovane era caduto oppure da un’altra imbarcazione presente in mare.

Un altro punto centrale riguarda il ruolo delle ferite nella morte del 21enne. Gli elementi emersi dall’esame autoptico devono infatti chiarire se le tre lesioni alla testa, insieme alla frattura delle ossa craniche, abbiano provocato il decesso. L’ipotesi che Sebastiano Piaggi possa essere stato colpito dall’elica del gommone entra così nella ricostruzione della tragedia, ma resta da determinare la dinamica precisa. Tra gli aspetti indicati nell’inchiesta compare anche l’ipotesi di un esame del Dna, collegato agli approfondimenti necessari per ricostruire gli ultimi momenti dopo la caduta in acqua.

I due titolari del noleggio entrano nell’inchiesta

L’iscrizione dei due titolari della ditta di noleggio porta a tre le persone coinvolte formalmente nell’indagine sulla morte di Sebastiano Piaggi. Il gommone era stato preso in affitto proprio presso la loro attività prima della gita del giorno di Ferragosto a Porto Venere. Il giovane si trovava a bordo con alcuni amici quando è finito in mare e non è più riemerso, mentre un altro giovane caduto in acqua è riuscito a tornare a galla. La presenza delle ferite compatibili con un’elica rende quindi decisivo stabilire quale imbarcazione possa averle provocate e in quale momento della caduta si sia verificato il contatto.

La ricostruzione deve distinguere tra due possibilità indicate dagli accertamenti: che Sebastiano sia stato raggiunto dall’elica dello stesso gommone dal quale era caduto oppure che sia stato urtato da un’altra imbarcazione. Le tre ferite alla testa rappresentano uno degli elementi principali emersi dall’autopsia e la loro compatibilità con un’elica orienta gli approfondimenti sulla dinamica. Resta inoltre da verificare il rapporto tra quelle lesioni e il fatto che il 21enne non sia riuscito a riemergere dopo la caduta. L’inchiesta prosegue quindi sulla base degli elementi medico-legali e delle verifiche necessarie a chiarire cosa sia accaduto nel tragico pomeriggio di Ferragosto.

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