Il Piemonte rafforza il suo ruolo di polo per le multinazionali straniere
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Redazione Economia
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I dati sull'attrazione degli investimenti esteri, presentati in un'indagine realizzata dalla Camera di commercio di Torino e da Unioncamere Piemonte, delineano un quadro di consolidata competitività per il territorio regionale. Il presidente della Regione, Alberto Cirio, e l'assessore al Bilancio, Andrea Tronzano, sottolineano come le cifre confermino l'immagine di un Piemonte credibile, un luogo capace non solo di attrarre ma anche di trattenere capitali internazionali. Un risultato che, per loro, non è casuale ma nasce da un impegno costante su diversi fronti, dalle infrastrutture alla valorizzazione del capitale umano, dalla qualità dei servizi offerti alla collaborazione tra le diverse istituzioni. Un dato, su tutti, sembra sintetizzare questa tendenza: oltre nove imprese multinazionali su dieci, tra quelle già presenti, confermano o addirittura rafforzano la loro presenza nel tessuto produttivo locale, un segnale di fiducia che va ben oltre la mera attrazione iniziale.
La strategia di insediamento: acquisizioni e radicamento nel territorio
Il percorso di ingresso di queste realtà nel mercato piemontese rivela una strategia di radicamento spesso lontana dai nuovi insediamenti "greenfield". Il 57% delle multinazionali straniere, infatti, negli ultimi vent'anni ha scelto di arrivare in Piemonte attraverso l'acquisizione di aziende già esistenti. Una dinamica che, lungi dall'essere un mero cambio di proprietà, valorizza il know-how consolidato e le competenze tecniche locali, integrandole in reti produttive globali. Questo approccio, che alcuni definiscono di "innesto", preserva e potenzia la tradizione industriale del territorio, confermando la qualità delle sue risorse umane e la solidità di un ecosistema imprenditoriale maturo. È il caso, ad esempio, del gruppo tedesco Freudenberg, che attraverso il suo brand Vileda ha deciso di puntare su Torino per un nuovo polo che porterà, si stima, circa duecento nuovi posti di lavoro.
Il peso economico e i settori trainanti
Il peso complessivo di queste imprese a controllo estero sull'economia regionale è considerevole, con 1.300 realtà che, attraverso 5.680 diverse localizzazioni, impiegano complessivamente 183mila addetti. L'analisi strutturale mostra una prevalenza di medie imprese, con il 31,2% del totale che occupa tra i 50 e i 249 dipendenti, mentre le capogruppo provengono principalmente da Francia e Germania, rispettivamente con il 20% e il 19% delle presenze. Il settore automobilistico si conferma il traino principale, assorbendo da solo quasi un terzo delle multinazionali estere, seguito a ruota dai comparti metalmeccanico, chimico e della gomma-plastica, oltre a quelli ferrotranviario e nautico. Una caratteristica distintiva è la forte propensione alla produzione, con oltre la metà delle unità che svolgono attività prettamente manifatturiere.
Le catene di fornitura e il ruolo delle province
Un altro elemento di forza emerso dall'indagine riguarda le catene di approvvigionamento, che dimostrano un solido radicamento nel mercato nazionale. L'86% delle multinazionali estere in Piemonte, infatti, si rifornisce di beni e servizi all'interno dei confini italiani, un dato che evidenzia l'integrazione con l'indotto locale e la qualità della filiera produttiva disponibile. La distribuzione territoriale vede, com'è prevedibile, la provincia di Torino come il principale polo di attrazione, ospitando il 72,4% delle imprese. Tuttavia, anche altre aree giocano un ruolo significativo: Novara e Alessandria insieme rappresentano il 13,6%, mentre la provincia di Cuneo, con l'11,8% delle multinazionali, si configura come un motore economico di rilievo, trainando l'occupazione di circa ventimila addetti in un'ottica di policentrismo regionale.




