"Io sono Farah", Behnam cade nella trappola di Farah ma la polizia salva Mahmud
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scia di tensione che avvolge la famiglia Azadi, dopo il tentato omicidio ai danni del patriarca Mahmud, sta per conoscere un nuovo, decisivo capitolo. Nelle puntate della serie tv turca Io sono Farah in onda su Canale 5 nella settimana dal 23 al 27 febbraio, la macchinazione ordita da Farah Ersadi per smascherare Behnam giungerà al suo momento culminante, sebbene con esiti che riserveranno ulteriori colpi di scena. La giovane donna, la cui abilità nel destreggiarsi tra le trame della potente famiglia è ormai affinata, aveva infatti predisposto un piano per attirare il marito in una casa, luogo prescelto per la resa dei conti, e lì incastrarlo grazie a una telecamera pronta a riprendere le sue intenzioni omicide nei confronti dello zio.
Behnam, dal canto suo, spinto da un'ossessione che non conosce tregua, riesce a localizzare il segnale del cellulare di Farah e, convinto di poter raggiungere la donna e, al contempo, eliminare il molesto zio Mahmud – che nel frattempo era stato nascosto proprio dalla ragazza in un rifugio sicuro per proteggerlo da ulteriori attentati – si reca sul posto -2. Quello che il nipote di Mahmud ignora, precipitandosi nell'edificio, è che ogni suo movimento è ormai sotto osservazione, filmato per essere utilizzato come prova schiacciante contro di lui. L'obiettivo di Farah, un obiettivo che ricalca le dinamiche tipiche di un'abile messinscena, è quello di documentare il momento in cui Behnam avrebbe tentato di togliere la vita allo zio, consegnandolo così alla giustizia.
L'intervento della polizia e la richiesta di giustizia da parte di Mahmud
Tuttavia, il destino, o forse la prontezza di riflessi di qualcuno che aveva intuito le mosse del losco personaggio, aveva già messo in moto un meccanismo di salvataggio. L'intervento tempestivo delle forze dell'ordine, molto probabilmente allertate secondo una dinamica che le anticipazioni non chiariscono ma che si intuisce essere parte del gioco di specchi tra i personaggi, fa sì che il piano criminoso di Behnam fallisca miseramente -2. Mahmud, la cui vita era stata messa in pericolo una prima volta da un aggressore misterioso – secondo alcune ricostruzioni si sarebbe trattato di Merjan, desiderosa di sottrarsi a un matrimonio combinato -4 – e che era stato successivamente preso di mira in ospedale da Behnam, può così fare ritorno a casa sano e salvo, sottratto alla spirale di violenza che lo aveva circondato.
Una volta scagionati formalmente Farah e Behnam dalle accuse relative al primo attentato, la posizione di Mahmud si fa adamantina: l'uomo, la cui autorità all'interno del clan è messa a dura prova da questi eventi, esige che si faccia piena luce su tutta la vicenda e che il vero colpevole, ovvero colui che realmente attentò alla sua vita in prima battuta, venga rintracciato e punito in maniera esemplare -2. Una richiesta, questa, che apre nuovi scenari investigativi e che sposta nuovamente il focus della narrazione sull'identità del primo aggressore, lasciando presagire che la pace ritrovata in casa Azadi sia solo una fugace illusione.




