Nasdaq in caduta libera, il crollo dei chip travolge l'intero comparto tecnologico
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Redazione Economia
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La seduta di giovedì si era già chiusa in profondo rosso per tutti e tre i principali indici di Wall Street, ma è il venerdì a portare con sé il peso più greve di una settimana che passerà alla storia per la violenza delle vendite sul comparto tecnologico. Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto lo 0,20%, lo S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,51% e il Nasdaq Composite, il più esposto ai titoli dell'innovazione, ha registrato un passivo dell'1,47% che sembra però destinato ad ampliarsi ulteriormente.
I future sul Nasdaq 100 viaggiano infatti con un ribasso di oltre un punto e mezzo percentuale, alimentati da un sentiment che non accenna a migliorare e che sta assumendo i contorni di una vera e propria fuga dai settori più legati all'intelligenza artificiale.
Il crollo globale dei semiconduttori e il peso di Taiwan e Corea del Sud
L'ondata di vendite che ha travolto i titoli dei semiconduttori non è un fenomeno circoscritto a Wall Street, ma un movimento globale che ha investito con particolare violenza i mercati asiatici. L'indice di riferimento di Taiwan è crollato del 6,5%, mentre il Nikkei giapponese ha perso il 4,4%, con la Corea del Sud rimasta chiusa per festività ma ugualmente esposta al contagio.
Questi due paesi, insieme alla Cina, rappresentano il cuore pulsante della produzione mondiale di chip e il loro peso all'interno dell'indice Msci Emerging Markets è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, come sottolineato anche da una recente analisi di Milano Finanza.
Gli investitori che tre anni fa avevano puntato sui mercati emergenti oggi si trovano di fronte a una composizione radicalmente cambiata: la Cina, che nel 2023 valeva quasi un terzo dell'indice, è ora scesa sotto il 20%, mentre Taiwan e Corea del Sud, forti del boom dei semiconduttori, pesano ormai più della metà dell'intero paniere.
Apple sorpassa Nvidia, la corsa dell'IA si ferma davanti ai conti
C'è un dato che fotografa meglio di ogni altro la portata del cambiamento in atto sui mercati: Apple è tornata a essere l'azienda più capitalizzata al mondo, scavalcando Nvidia che per mesi aveva dominato la scena grazie all'entusiasmo per l'intelligenza artificiale. Gli analisti hanno colto al volo il significato di questo sorpasso, leggendolo come il ritorno del vecchio mondo della tecnologia, quello che sembrava definitivamente sepolto dalla rivoluzione dell'IA.
In questa estate di correzioni incessanti, i titoli legati ai microchip e all'intelligenza artificiale sembrano aver esaurito la spinta che li aveva portati a guadagnare miliardi di dollari. La domanda che gli investitori si pongono, ormai con crescente scetticismo, è quando e se arriveranno i tanto attesi ritorni sugli investimenti mastodontici che le grandi aziende tecnologiche stanno effettuando nell'infrastruttura dell'IA. Nessuno, in questa fase, gode più del beneficio del dubbio.
La pressione su Alphabet e il destino dell'ETF sul software
La debolezza non si limita ai soli semiconduttori ma si estende all'intero comparto software, come dimostra l'andamento dell'iShares Expanded Tech-Software Sector ETF (IGV), che si avvia verso la sesta settimana negativa sulle ultime sette. Alphabet, in calo nella sessione premarket dopo aver già perso terreno giovedì, rappresenta perfettamente l'incertezza che attanaglia il settore. Le sue azioni, come quelle di Nvidia, Amazon e Meta, sono crollate nella giornata di ieri e si preparano a estendere le perdite nella seduta odierna.
Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: le vendite simultanee su chip e software indicano che gli investitori non stanno semplicemente ruotando all'interno del settore tecnologico, ma stanno riducendo l'esposizione all'intero trade sull'intelligenza artificiale. Le aspettative sugli utili del comparto IT restano eccezionalmente elevate, con una crescita attesa superiore al 60% su base annua nel secondo trimestre, ma gran parte di questa crescita è già stata scontata dai prezzi.
Il focus si è quindi spostato sulla sostenibilità di questi numeri e sull'efficienza con cui viene utilizzato il capitale investito.
Le attese sugli utili e il rischio di un rallentamento della spesa in IA
L'elemento chiave su cui si gioca il futuro immediato del Nasdaq 100 è rappresentato dalla capacità delle aziende tecnologiche di mantenere il ritmo degli investimenti nell'intelligenza artificiale. La spesa in conto capitale degli hyperscaler, i giganti del cloud come Amazon, Microsoft e Google, è proiettata a raggiungere i 673 miliardi di dollari nel 2026, ma le proiezioni indicano un rallentamento significativo negli anni successivi, gettando ombre sulla domanda futura di semiconduttori.
La decisione di TSMC di aumentare la propria guidance per le spese in conto capitale a 60-64 miliardi di dollari, rispetto ai precedenti 52-56 miliardi, è stata letta in due modi: da un lato come un segnale di fiducia nella domanda di lungo periodo dell'IA, dall'altro come una conferma dell'enorme mole di investimenti richiesta all'intero settore.
Il fatto che anche utili solidi come quelli di TSMC non riescano a sostenere i prezzi dei titoli dei chip è un segnale preoccupante: gli investitori ora chiedono non solo risultati trimestrali positivi, ma anche prospettive di crescita ancora più robuste e continue revisioni al rialzo delle stime.
La sfida per il Nasdaq 100 è quella di trovare un equilibrio tra valutazioni ancora elevate, aspettative di utili al limite del sostenibile e un contesto di tassi di interesse che continua a rappresentare un'alternativa concreta per gli investitori, con il rendimento degli utili del Nasdaq che si attesta intorno al 3,9% mentre i Treasury biennali offrono circa il 4,1%.




