Radici diverse, un albero solo: la lezione dei 50mila di Roma
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Redazione Interno
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Giovanni Maria Flick, già Guardasigilli ed ex presidente della Consulta, ha scelto un’immagine potente per descrivere la manifestazione di sabato scorso a Roma: un albero con radici diverse, ma un tronco unico. Parole che risuonano come un invito a guardare oltre le divisioni, in un momento in cui l’Europa torna a essere un tema di discussione accesa. Flick, intervenuto alla giornata dedicata ai giusti, ha annunciato la piantumazione di ulivi in onore di Antonietta Benni, Bruno Buozzi e Khalida Popal, figure simbolo che hanno salvato vite umane. Un gesto che, come ha sottolineato, sembra riflettersi nella folla variegata che sabato ha riempito piazza del Popolo, sventolando bandiere europee.
Quella folla, stimata intorno alle 50mila persone, è stata il cuore della manifestazione “Tante città, un’unica voce”, organizzata dal giornalista Michele Serra attraverso le pagine di Repubblica. Un evento che, però, non è passato indenne dalle polemiche. La Lega ha denunciato l’uso di fondi pubblici per finanziare l’iniziativa, confermato dal sindaco Roberto Gualtieri: 270mila euro provenienti dalle casse di Roma Capitale, come stabilito dalla determinazione dirigenziale RH 739/2025. Il partito guidato da Matteo Salvini ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti, sostenendo che la città non possa essere rappresentata in modo unilaterale su temi così divisivi. Federico Rocca, di Fratelli d’Italia, ha convocato per venerdì una seduta della Commissione capitolina Trasparenza, di cui è presidente, per fare luce sulla vicenda.
La manifestazione, che ha visto alternarsi sul palco voci della cultura e della politica, è stata definita da alcuni come un’operazione di “arruolamento intellettuale”, in cui il pensiero dominante si è mescolato a riferimenti culturali elevati, come la storia greca e le opere di Beethoven, per conquistare la piazza. Una critica che arriva da chi vede nell’evento non solo una celebrazione dell’Europa, ma anche un’occasione per uniformare il dibattito pubblico a una visione unica, lasciando poco spazio alle voci dissonanti.




