Gf Vip, la strategia del “fronte comune” contro Adriana Volpe: Blasi, Lucarelli e Buonamici nel mirino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nella casa del «Grande Fratello Vip» il clima, ormai da settimane, è diventato una polveriera pronta a esplodere a ogni nuovo confronto, eppure – a guardare bene le dinamiche che emergono dai quotidiani stralci delle dirette – non si tratta soltanto di semplice incompatibilità caratteriale. Il braccio di ferro tra Adriana Volpe e Alessandra Mussolini, che tiene banco sin dai primi giorni dell’edizione 2026, ha rivelato un aspetto finora rimasto sullo sfondo: l’esistenza di una linea d’azione condivisa da alcuni inquilini della casa, pronti a intervenire ogni volta che il confronto tra le due concorrenti rischia di spostarsi su un terreno meno urlato e più sostanziale. A finire nel mirino dell’analisi informale che circola tra i telespettatori più attenti non sono tanto le due contendenti principali, quanto piuttosto il comportamento di Ilary Blasi, che ricopre il ruolo di conduttrice, affiancata dai commentator Cesare Buonamici e Selvaggia Lucarelli.
Il ruolo degli opinionisti nel gioco degli schieramenti
La strategia, se così si può definire un atteggiamento ripetuto e difficilmente casuale, è emersa con chiarezza durante l’ottava puntata, trasmessa il 10 aprile. Mentre Alessandra Mussolini e Adriana Volpe si affrontavano nel salotto della casa – con la prima reduce da alcuni giorni di isolamento nel monolocale assieme a Lucia Ilardo, punizione inflitta a un altro concorrente – Ilary Blasi ha aperto più volte il collegamento commentando le accuse reciproche con un tono che molti hanno letto come sbilanciato. A dare man forte alla conduttrice ci hanno pensato Lucarelli e Buonamici, i quali non hanno mai perso occasione per rileggere le parole della Volpe in chiave negativa, soffermandosi in particolare su un’affermazione che la stessa concorrente avrebbe rivolto alla Mussolini: «Le stai dando della dittatrice?». Una domanda retorica, ripresa e amplificata dallo studio, che ha finito per spostare l’attenzione dalla sostanza del conflitto – mai davvero analizzata – alla presunta malafede di chi quel termine avrebbe pronunciato.
L’asse Elia-Volpe e la lettura della “piramide”
Non è un caso che Antonella Elia, negli stessi giorni, abbia alzato il tono contro alcuni concorrenti accusandoli apertamente di servilismo nei confronti della Mussolini. Un’accusa, la sua, che Adriana Volpe ha ripreso e trasformato in un’immagine plastica: quella della «piramide mussoliniana», all’interno della quale – secondo la Volpe – Paola Caruso si sarebbe collocata come gregaria di prim’ordine. L’espressione, pronunciata in un momento di tensione, ha avuto l’effetto di inasprire ulteriormente il confronto, ma anche di far emergere un’alleanza di fatto tra la stessa Volpe e la Elia, entrambe schierate sul fronte opposto rispetto alla Mussolini. Eppure, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da un reality pensato per amplificare i conflitti, il racconto offerto dalla regia e dai commenti esterni ha sistematicamente ridotto la complessità di questo schieramento a un semplice “scontro preadolescenziale”, banalizzando – forse volutamente – le ragioni che lo alimentano.
Quando lo studio detta l’angolazione del racconto
La sensazione, per chi segue con continuità le vicende della casa, è che il vero scontro non sia solo tra Adriana Volpe e Alessandra Mussolini, né tra quest’ultima e Antonella Elia, ma piuttosto tra la narrazione spontanea che nasce dai conviventi e quella cucita addosso a loro dallo studio. Ilary Blasi, Lucarelli e Buonamici – ognuno con il proprio stile, ma con un evidente allineamento di fondo – hanno costruito un fronte comune che riduce ogni scambio di accuse a un litigio da bambini, derubricando le reciproche rimostranze a “cose da nulla”. In questo modo, ogni possibile approfondimento sul perché il cognome Mussolini continui a generare cortocircuiti anche in un contesto leggero come quello del reality, o sul significato di termini come “servilismo” e “dittatrice” usati in un ambiente saturo di telecamere, viene sistematicamente spazzato via. Ne esce un prodotto televisivo piatto, dove il conflitto c’è – eccome – ma viene costantemente svuotato di ogni spessore, ridotto a sceneggiata da manuale del trash. E dove la voce di chi prova a portare argomenti, per quanto confusi o esagerati, viene silurata con l’arma più subdola: quella di farle apparire semplicemente ridicole.




