Sabrina Impacciatore e il potere: «Io ce l'ho fatta da sola, in un paese ancora maschilista»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sabrina Impacciatore, che oggi veste i panni della giornalista Esmeralda Grand nella nuova serie "The Paper", ha tracciato, in una recente intervista, un percorso professionale e personale definito da un'affermazione di autonomia. «Io ce l'ho fatta da sola senza l'aiuto di nessun uomo potente», ha dichiarato, sottolineando come questa conquista, nella sua percezione, non sminuisca una critica strutturale alla società italiana, da lei descritta come «ancora un paese maschilista». La sua voce, che passa dall'essere attrice a interprete di una professionista dei media in una redazione in crisi, sembra trovare in questa transizione artistica un ulteriore megafono per concetti che le stanno a cuore, primo fra tutti la necessità di «combattere per la libertà».

Il potere come nemico e la paura dei cronisti

Il discorso dell'artista si allarga, inevitabilmente, dal personale al generale, individuando in quello che definisce «il potere» l'avversario principale di una società libera. «Il nemico di questa società è il potere: il potere tenterà sempre di avere il controllo», afferma, in una riflessione che acquisisce spessore se calata nell'attualità. Un'attualità che lei stessa giudica «molto delicata», citando, a tal proposito, le minacce ricevute da un giornalista di "Report" come episodio emblematico e gravissimo, una «infamia» che rischia di minare le fondamenta stesse del mestiere. Quel genere di intimidazioni, spiega, genera un timore comprensibile, portando chi le subisce a «ridimensionarsi», talvolta in modo inconscio, per proteggere la propria vita o quella degli affetti. Da qui, l'urgenza di una reazione collettiva, di creare «un’onda di complicità, di sostegno» per non lasciare soli coloro che si trovano in prima linea.

The Paper, un successo transatlantico

La piattaforma da cui Sabrina Impacciatore parla al pubblico italiano è, appunto, "The Paper", serie spin-off del cult "The Office", disponibile in esclusiva su Sky e in streaming su NOW con tutti gli episodi già dal 26 gennaio. Ambientata nella redazione del "Toledo Truth-Teller", un quotidiano del Midwest in forte crisi, la sitcom porta sullo schermo, con la firma degli stessi autori della serie originale, una vena graffiante e irriverente nel descrivere il caos di una newsroom. Un successo già consolidato oltreoceano, tanto da aver guadagnato il rinnovo per una seconda stagione ancor prima del debutto in Italia, che la vede protagonista accanto a un cast internazionale.

Un american dream personale e una battaglia collettiva

C'è, nelle parole di Impacciatore, un'affermazione forte che lega la sua esperienza al mito fondativo degli Stati Uniti, paese dove la serie è nata e dove lei stessa ha raggiunto una nuova visibilità. «L’american dream sono io», ha detto, in una dichiarazione che racchiude l'essenza di un percorso costruito con determinazione. Tuttavia, questo traguardo individuale non oscura, nel suo ragionamento, la consapevolezza delle battaglie che restano da combattere su un piano più ampio. La difesa della libertà di informazione, la resistenza alle pressioni del potere e il superamento di quegli schemi maschilisti che percepisce come ancora radicati, costituiscono il contraltare necessario alla sua storia personale, in un equilibrio tra orgoglio per i risultati ottenuti e lucidità sulle criticità del contesto in cui si opera.

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