Addio a Mike Wilson, leggenda del kart e maestro dei campioni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notizia, giunta in un giorno qualunque, ha scavato un solco profondo nel mondo dello sport motori. Michael Brian Wilson, per tutti semplicemente "Mike the Kart", si è spento all'età di 66 anni nella sua casa di Ciserano, in provincia di Bergamo, dove viveva dal lontano 1977. Un cuore, già provato da tempo, che ha cessato di battere, portando via con sé non soltanto un uomo noto per la sua affabilità, ma una vera e propria colonna portante della storia del karting mondiale. Inglese di Barnsley ma italiano d'adozione, Wilson aveva scelto il nostro Paese come sua patria elettiva, legandovisi indissolubilmente attraverso il matrimonio e una carriera divenuta leggendaria.

Il record imbattuto e l'epoca dei duelli

La sua statura agonistica, che lo ha reso un fenomeno unico, è racchiusa in un primato che ancora oggi nessuno ha eguagliato: sei titoli mondiali FIA conquistati tra il 1981 e il 1989. Un dominio incontrastato che si sviluppò in un'epoca, ormai lontana, caratterizzata da sfide titaniche e pure, di quelle che segnavano la sostanza del motorsport. Fu in quel periodo che Wilson misurò il suo straordinario talento contro avversari del calibro di Terry Fullerton e del giovane Tom Kristensen, futuro astro della 24 Ore di Le Mans, intrecciando con loro rivalità che sono entrate nella mitologia. La sua bravura, superiore e riconoscibile, gli valse il soprannome che ne ha sintetizzato l'essenza: "Mike the Kart", come se pilota e mezzo fossero un'unica, inscindibile entità.

Il trasferimento in Italia e il ruolo di mentore

La sua avventura italiana, destinata a durare una vita intera, ebbe inizio appena maggiorenne, quando, dopo le prime esperienze agonistiche in patria, colse al volo l'opportunità offertagli da Bruno Grana. Si trasferì infatti a Zingonia per correre come professionista con la scuderia kart della Iame, un'azienda che sarebbe diventata la sua casa. Da quel momento, la sua figura travalicò i confini del semplice pilota per abbracciare quello, altrettanto cruciale, di maestro e punto di riferimento. Nella sua bottega, che erano i box e le piste di mezza Europa, si formò infatti gran parte di quella generazione di piloti che avrebbe poi calcato i tracciati di Formula 1, trasmettendo un sapere tecnico e una passione che pochi potevano insegnare.

Il tributo più alto: il riconoscimento di un campione

Tra i molti trofei che costellavano la sua carriera, uno in particolare risuona con un valore speciale, un tributo venuto da chi è universalmente considerato uno dei più grandi di sempre. In un'intervista, Ayrton Senna, il brasiliano tre volte campione del mondo di F1, aveva dichiarato con la sua proverbiale franchezza: "Non so se sono il miglior pilota del mondo. Di certo ce n'è uno che non ho mai battuto". Quell'uomo era proprio Mike Wilson, il pilota inglese che il destino, o forse la mancanza delle necessarie risorse economiche come ebbe lui stesso a ricordare, non volle mai vedere su un monoposto di massima categoria. Una testimonianza, quella di Senna, che racchiude in poche parole il rispetto assoluto che il mondo delle corse nutriva per colui che, pur lontano dai riflettori più abbaglianti, aveva scritto pagine indelebili di puro sport.

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