Il tredicenne che ha rapinato le poste con una pistola giocattolo a Vigliano Biellese

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo aprile, a Vigliano Biellese, un ragazzino di tredici anni ha tentato di trasformare il rito mattutino dell’accompagnamento a scuola in una rapina a mano armata. Accompagnato dalla madre, come ogni giorno, davanti all’istituto che frequenta, ha invece deviato il proprio percorso verso l’ufficio postale di via Libertà. È lì che, approfittando della scarsa affluenza mattutina – la filiale aveva da poco aperto i battenti – ha fatto irruzione. Con in pugno una pistola, rivelatasi poi essere un giocattolo, ha puntato l’arma contro un dipendente, intimandogli la consegna del denaro contante. Il colpo, tanto fulmineo quanto elementare nella sua esecuzione, gli ha fruttato un bottino di circa cinquecento euro, subito infilato con gesti concitati nello zainetto prima di allontanarsi a piedi.

L’esecuzione del colpo e il meccanismo della fuga a piedi

La messa in scaena, se così si può definire, ha richiesto al giovanissimo rapinatore un tempismo che lascia intendere una certa premeditazione. Una volta dentro, l’azione è stata lineare: ha puntato la riproduzione in plastica contro l’impiegato, ha atteso che gli venissero consegnate le banconote presenti in cassa, e si è dato alla fuga. Nessun complice ad attenderlo all’esterno, nessun mezzo di fuga motorizzato: il ragazzo si è allontanato a piedi, forse confidando nella propria capacità di confondersi tra le strade del centro, forse semplicemente spinto dall’adrenalina di un gesto per il quale, nonostante la giovane età, sembrava aver studiato i passaggi essenziali. La scelta di agire in un orario in cui gli uffici sono appena aperti ha certamente giocato a suo favore, riducendo il numero di testimoni all’interno della filiale.

L’inchiesta dei carabinieri e la scoperta del profilo insospettabile

La risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere. I carabinieri, intervenuti prontamente dopo la segnalazione, hanno avviato le ricerche che in breve tempo hanno portato all’individuazione del minorenne. Nel ricostruire i passaggi precedenti al colpo, gli inquirenti hanno delineato il profilo di un ragazzo che, stando alle prime verifiche, non risulta avere precedenti penali. I familiari – descritti in termini generici come “perbene” e non coinvolti in vicende giudiziarie – lo avevano regolarmente lasciato a scuola quella stessa mattina, presumendo che si sarebbe recato in classe come ogni altro giorno. È stato invece proprio quel tragitto, dalla macchina dei genitori all’ingresso dell’istituto, a rappresentare l’ultimo atto di normalità prima della deviazione verso l’ufficio postale.

Il ritrovamento dell’arma giocattolo e la ricostruzione del movente

Quando i militari hanno fermato il tredicenne, hanno rinvenuto lo zainetto con la refurtiva – le cinquecento euro ancora stipate al suo interno – e la pistola giocattolo utilizzata per la rapina. L’arma, priva del tappo rosso che contraddistingue i giocattoli non pericolosi, doveva apparire verosimile agli occhi del dipendente che quel mattino si è trovato di fronte la canna puntata. La dinamica dell’accaduto, ricostruita attraverso i rilievi e le testimonianze raccolte sul posto, conferma che nessuno dei presenti abbia avuto modo di dubitare della pericolosità dell’oggetto nel momento del gesto. Resta ora al vaglio degli inquirenti l’intera matassa che ha condotto un ragazzo di tredici anni, senza precedenti e inserito in un contesto familiare apparentemente stabile, a escogitare e realizzare un piano tanto ardito quanto sproporzionato rispetto a qualsiasi bisogno contingente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.