Milan, Leao al capolinea: rischia la panchina con l’Atalanta, e il futuro è già in vendita (ma a prezzo di saldo)
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Redazione Sport
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Il tempo, si sa, è galantuomo solo con chi sa sfruttarlo, e Rafael Leao – nonostante i 27 anni che compirà il prossimo 10 giugno, un’età in cui la maturità calcistica dovrebbe essere ormai un abito cucito addosso e non più una speranza – sta scoprendo che la pazienza del Milan ha un termine ben preciso.
La Gazzetta dello Sport, questa mattina, ha messo nero su bianco una sorta di capolinea tecnico: domenica sera, a San Siro, nella terzultima giornata di campionato contro l’Atalanta (un incrocio decisivo per la corsa alla Champions League), il portoghese rischia di partire dalla panchina, scalzato da Christian Pulisic e Santiago Gimenez, nettamente favoriti per formare la coppia d’attacco dal primo minuto.
Una decisione, questa, che non nascerebbe tanto dai gol sbagliati negli ultimi match o dai soliti errori tecnici, quanto, piuttosto, da una mancanza cronica di quella “foga agonistica” che Massimiliano Allegri – che pure lo ha difeso pubblicamente – non riesce più a scovare nel suo numero 10. pianetamilan +3
Il rebus tattico e la panchina come atto dovuto
Se in molti si aspettavano che questa fosse la stagione della rinascita, quella in cui Leao avrebbe finalmente assunto le redini della squadra facendosi leader dentro e fuori dal campo, la realtà – a dir poco beffarda – ha dipinto un quadro opposto, fatto di prestazioni altalenanti e di un’influenza sulla manovra offensiva sempre più evanescente.
Il possibile esonero dalla formazione titolare, che per un giocatore del suo calibro rappresenta una bocciatura durissima, sembra essere il logico epilogo di un rapporto logorato: mentre la squadra cerca la continuità nelle tre finali scudetto (o meglio, per la qualificazione alla prossima Champions), Leao appare sempre più un estraneo, un talento che non si traduce mai in sacrificio per il gruppo.
I fischi di una parte della tifoseria, che lo hanno accompagnato più volte in questa fase calda della stagione, sono solo il rumore di fondo di una delusione ormai consolidata. gazzetta +3
Il valore di mercato e il paradosso della clausola
E se il campo sta emettendo il verdetto tecnico, la società di via Aldo Rossi si è già messa alla finestra per gestire l’aspetto economico di quello che appare un divorzio ormai inevitabile, sebbene il contratto del giocatore leghi le due parti fino al giugno del 2028.
Nel mezzo, c’è un paradosso finanziario difficile da sciogliere: da un lato, la famosa clausola rescissoria da 175 milioni di euro, che nella pratica rappresenta una barriera puramente ornamentale (nessun club al mondo, oggi, spenderebbe una cifra simile per un calciatore dalla resa così discontinua); dall’altro, la valutazione reale che il Milan potrebbe pretendere, che si aggira – secondo le stime più accreditate – tra i 50 e i 60 milioni di euro.
Una distanza abissale, certo, ma che fotografa la drastica svalutazione di un patrimonio azionario costato fatica e speranze.
La dirigenza, a questo punto, spera che il Mondiale in arrivo possa fungere da vetrina per risollevare le quotazioni del portoghese; in caso contrario, l’addio avverrebbe solo in “super-saldo”, con il Milan costretto a cedere per non restare a mani vuote quando l’investimento si deprezzerà ulteriormente. milannews +3
Dall’intoccabilità alla resa: il simbolo di una stagione
La parabola di Leao in rossonero, che lo aveva visto diventare il simbolo del ventesimo scudetto (quello del 2022) e ricevere il riconoscimento di MVP del campionato, si sta chiudendo dunque in maniera opposta.
Da intoccabile a gregario, da uomo copertina a possibile comparsa nella panchina dell’ultima disperata volata: il fallimento non è solo suo, chiaramente, ma è evidente che il progetto di ricostruire l’attacco attorno alle sue accelerazioni è definitivamente fallito.
La società ora valuta le offerte, sa che questa è l’estata giusta per monetizzare – prima che il contratto entri negli ultimi due anni – e sembra rassegnata a separarsi da lui anche a costi di mercato ridotti.
Per l’attaccante, che ha latitato sotto porta (l’ultimo gol risale a due mesi fa), si apre il capitolo di un addio che, da semplice voce di corridoio, si è trasformato nella soluzione più logica per ricominciare altrove, lontano da un ambiente che non perdona più l’incompiutezza. spazioj +3




