Lady Gaga porta a Milano il Mayhem Ball, tra caos e identità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milano, che attendeva questo momento da sette anni, ha finalmente potuto assistere al ritorno di Lady Gaga, la quale ha scelto il palco dell'Unipol Forum per due serate, il 19 e il 20 ottobre, interamente esaurite da settimane. Il "The Mayhem Ball Tour", già definito dalla critica internazionale come un evento di portata straordinaria, si presenta al pubblico italiano con un'impostazione scenica maestosa, un vero kolossal gotico che l'artista ha ideato e prodotto insieme a Michael Polansky, ampliando quelle visioni anticipate durante la sua partecipazione al festival di Coachella. Un boato assordante, che non lascia spazio a dubbi sull'attesa, ha accolto l'apertura del sipario su uno spettacolo di oltre due ore, strutturato in quattro atti più un finale, ciascuno annunciato da titoli proiettati in caratteri che ricordano il colore del sangue.

Uno spettacolo che esplora il doppio

L'architettura stessa del concerto, la quale sfida deliberatamente il caos – il "mayhem" che dà il nome alla tournée –, ruota attorno a un'idea centrale: la rappresentazione del doppio. Lady Gaga, sul palco, mette in scena la lotta interiore tra le diverse parti di sé, quelle contraddizioni che, sebbene ci rendano unici, sono anche alla base di sentimenti universalmente condivisi. La percezione di sé contrapposta a quella degli altri, il conflitto tra le parole e le azioni, le aspettative e la vera identità: tutto ciò prende vita attraverso una trentina di brani, costumi ipnotici e una scenografia così elaborata da trasfigurare la realtà in un'opera totale.

Le radici italiane e l'emozione del ritorno

Non è mancato, nel corso della serata, un momento di profonda commozione quando l'artista ha gridato al pubblico il suo vero nome, "Stefania Joanne Angelina Germanotta", un gesto che ha sancito con forza il suo legame con le origini italiane e che è stato accolto da un'ovazione fragorosa. Ricordando con affetto le nonne, ha sottolineato quelle radici che affondano in Sicilia, dove il nonno era originario di Naso prima di emigrare negli Stati Uniti, e che la famiglia mantiene vive gestendo un ristorante italiano a New York. Tra il pubblico, oltre a una moltitudine di fan devoti – i cosiddetti "Little Monsters" che vedono in lei la loro "Mother Monster" –, erano presenti anche volti noti dello spettacolo, come Elodie, Mahmood, Stefano De Martino, Marco Mengoni e Donatella Versace, a testimonianza di un evento che ha travalicato i confini del semplice concerto.

La dedizione dei fan e la struttura della performance

L'energia che si è creata nell'arena è stata alimentata dalla dedizione di chi, per non perdere neanche un attimo di quell'esperienza, ha addirittura montato le tende fuori dal venue pur di assicurarsi un posto. La performance, della durata di due ore e mezza, ha proceduto senza sosta attraverso i diversi atti, ognuno dei quali ha contribuito a dipingere un ritratto complesso e sfaccettato dell'artista, il quale non ha risparmiato nulla, né in termini di energia vocale né di presenza scenica. Il concerto, che tocca complessivamente 87 date in tutto il mondo, si conferma così non come una semplice successione di canzoni, bensì come un viaggio narrativo e visivo all'interno dei temi che da sempre caratterizzano la sua produzione.

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