Sondaggi, la fotografia dello stallo: FdI cala ma tiene il campo, la Lega prova a rialzarsi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La febbre referendaria, con la sua scia di analisi e contro-analisi che avevano dipinto uno scenario di imminente tracollo per la maggioranza, sembra essersi del tutto normalizzata. A dirlo non è un’opinione, ma i numeri crudi delle rilevazioni demoscopiche che iniziano a fotografare un ritorno alla “vecchia” normalità politica, quella precedente al voto del 22 e 23 marzo. L’ultima Supermedia curata da YouTrend, elaborando i dati dei principali istituti, consegna agli archivi l’immagine di un Paese bloccato in un sostanziale equilibrio: da un lato, Fratelli d’Italia paga lo scotto della gestione del potere e della sconfitta alle urne, ma dall’altro il tanto sbandierato “campo largo” stenta a trasformare l’entusiasmo di piazza in un vantaggio solido e strutturale.

Fratelli d’Italia, nonostante la flessione fisiologica che lo allontana dai picchi post-elettorali, rimane saldamente al comando. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sconta quel -0,2% registrato anche dal sondaggio SWG per il Tg La7 del 13 aprile, che lo attesta al 29,3%. Tuttavia, il dato più significativo per la maggioranza non è tanto la tenuta del primo partito, quanto la dinamica interna della coalizione. Mentre Forza Italia arretra leggermente al 7,7%, la Lega di Matteo Salvini – nonostante i pronostici che la davano in sofferenza dopo la scissione di Roberto Vannacci – mostra un inaspettato rimbalzo tecnico, guadagnando posizioni in diverse medie e interrompendo un declino che sembrava inarrestabile.

Sul versante opposto, quello che gli analisti definiscono “campo largo”, il quadro è ambiguo. Il Partito Democratico di Elly Schlein continua la sua lenta risalita, consolidando il ruolo di seconda forza del Paese, ma lo fa senza quella spallata decisiva che molti si aspettavano dopo la vittoria al referendum. Il dato, semmai, preoccupa per il Movimento 5 Stelle: Giuseppe Conte vede i suoi consensi erodersi ulteriormente, scendendo verso quella soglia del 12% che riduce il peso specifico del partito nelle future alleanze. E se Verdi e Sinistra tiene solidamente al 6,6%, l’effetto complessivo per l’opposizione è di una crescita piatta, incapace di sfondare il muro del centrodestra.

La guerra dei numeri, dunque, restituisce l’immagine di un Parlamento virtualmente appaiato. Le oscillazioni, contenute entro i decimi di punto percentuale, raccontano di un elettorato in attesa più che in fibrillazione. Da una parte, FdI paga il prezzo della normalità e delle difficoltà amministrative; dall’altra, il centrosinistra non trova la chiave per unire i propri pezzi di fronte all’opinione pubblica al di là della contingente vittoria referendaria. In questo frangente, dove la mobilitazione dei primi mesi dell’anno sembra aver lasciato spazio a una fase di stanca, i due schieramenti si osservano, nessuno in grado di sferrare l’affondo decisivo.

Se si analizza il dettaglio della rilevazione SWG diffusa il 13 aprile, salta agli occhi una particolarità statistica: il generale arretramento delle tre principali forze politiche. È un fenomeno che potrebbe indicare un ritorno all’astensionismo o, al contrario, una dispersione del consenso verso le formazioni più piccole. Quei frammenti di voto che si staccano dai grandi contenitori – FdI, Pd e M5S in primis – vanno infatti ad alimentare i partiti minori o quelli che gravitano nell’area del centro, come dimostrano i leggeri rialzi di Azione e Italia Viva. Un movimento tellurico quasi impercettibile, ma che a lungo termine potrebbe ridisegnare gli equilibri delle coalizioni.

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