Clusone abbraccia per l’ultima volta Matilde, la “tempesta di luce”
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Redazione Interno
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Un’ora prima dell’inizio delle esequie, il sagrato della Basilica di Clusone era già gremito di giovani, un mare silenzioso e compatto che anticipava il dolore di un intero paese. Sono stati loro, gli amici, a portare il feretro di Matilde Valeri, la quattordicenne stroncata da un’embolia polmonare il 19 agosto scorso mentre era in vacanza a Caorle con i genitori. Un gesto che ha simbolicamente sancito un legame indissolubile, un’ultima promessa di vicinanza a una vita spezzata troppo presto, che ha lasciato uno strappo profondo nel tessuto sociale della valle.
La cerimonia funebre, officiata nella cornice della Basilica, ha visto una partecipazione corale, un addio collettivo a una ragazza descritta come un’anima speciale e sensibile. Nell’omelia, il sacerdote ha invitato tutti a “avere coraggio”, trovando una forza che, in quel momento, sembrava irraggiungibile. Le sue parole, seppur rivolte a un uditorio stremato dal dolore, hanno cercato di tracciare un sentiero di speranza in un panorama di smarrimento totale, riconoscendo la difficoltà di accettare una perdita così improvvisa e crudele.
Dall’altare, la voce rotta dall’emozione di sua madre, Carmen Scandella, ha riempito la navata con un commosso e personale ricordo. Rivolgendosi idealmente a Matilde, ha rievocato la sua essenza luminosa e unica, definendola una “tempesta di luce” capace di riempire le giornate di musica e gioia. “La tua sensibilità – ha proseguito la madre – ti faceva vedere il mondo con occhi speciali”, dipingendo con poche, intense parole il ritratto di un’adolescente dalla personalità vibrante e profonda, il cui vuoto sarà impossibile da colmare per chi l’ha amata




