È morta Zeudi Araya, la “ragazza dalla pelle di luna” fu icona degli anni Settanta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’attrice e produttrice cinematografica Zeudi Araya, che aveva settantacinque anni, si è spenta nella propria abitazione al termine di una lunga malattia. Ad annunciarlo, il figlio Michelangelo Spano, il quale ha chiesto il massimo riserbo per la famiglia e precisato che le esequie si terranno in forma strettamente privata.

Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, la sua bellezza esotica e il suo portamento regale – il suo nome, nella lingua tigrina, significa “corona imperiale” – conquistarono l’Italia di quegli anni, facendone una delle muse del cinema popolare. repubblica +2

Figlia di un uomo politico e nipote di un ambasciatore etiope a Roma, fu eletta Miss Eritrea a soli diciotto anni, un riconoscimento che le aprì le porte di un futuro del tutto imprevedibile. repubblica +2

La scoperta casuale e l’esordio che la rese celebre

Il suo ingresso nel mondo dello spettacolo avvenne quasi per caso, durante un viaggio in Italia, quando girò uno spot pubblicitario per una nota marca di caffè.

In quell’occasione, fu notata dal regista Luigi Scattini, che ne intuì immediatamente il potenziale cinematografico e la scritturò per il ruolo principale de “La ragazza dalla pelle di luna” (1972).

Il film, ambientato nelle Seychelles, raccontava la storia di una coppia borghese in crisi messa a dura prova dalla sensualità di una giovane locale, Simoa. altoadige +2

Quell’interpretazione, la prima della sua carriera, la lanciò definitivamente nel firmamento del cinema erotico italiano, creando un vero e proprio fenomeno mediatico: apparve sulle copertine delle riviste più diffuse e incise addirittura un 45 giri sull’onda della popolarità. corriereadriatico +2

Dal mito dell’erotismo al ruolo di produttrice

Negli anni successivi proseguì il sodalizio con Scattini in pellicole come “La ragazza fuoristrada” (1973) e “Il corpo” (1974), consolidando il suo status di “Venere nera”. Una svolta decisiva arrivò però con l’incontro con il celebre produttore Franco Cristaldi, che divenne suo marito.

Con lui, la sua carriera si evolse progressivamente allontanandosi dal semplice filone erotico: nel 1976 interpretò la splendida Venerdì accanto a Paolo Villaggio in “Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure”, per poi recitare con Marcello Mastroianni in “Giallo napoletano”. repubblica +2

All’inizio degli anni Novanta, dopo la scomparsa del marito, Zeudi Araya compì una scelta controcorrente: si ritirò dalle scene per dedicarsi completamente alla produzione cinematografica e televisiva.

Fu in questo periodo che si legò stabilmente al regista Massimo Spano, dal quale ebbe il figlio Michelangelo, diventando una delle poche donne a gestire un’importante eredità produttiva nel panorama italiano, tutelando il catalogo storico della Cristaldifilm. altoadige +2

Il legame profondo con il territorio toscano

Al di là dei set cinematografici, la vita di Zeudi Araya fu profondamente legata alla Toscana, dove scelse di rifugiarsi lontano dai riflettori di Cinecittà. Sposò Franco Cristaldi nel 1983 nella loro villa di campagna a Ulignano, nei pressi di Volterra, una residenza storica dotata di cappella privata dove la coppia trascorreva le estati.

In quella dimora, lontana dal caos della città, l’attrice ricordava con nostalgia le conversazioni con i grandi del cinema italiano – da Sordi a Mastroianni – che contribuivano a generare le idee per i loro film. repubblica +2

Un luogo che rappresentava simbolicamente il suo “buen retiro”, dove l’icona di pelle lunare lasciava spazio a una donna riservata, custode di un patrimonio artistico e umano che non esiste più. corriereadriatico +2

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