Marracash sui disordini di Milano: «Con le buone non cambi le cose»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all'inizio. Con le buone non cambi le cose». È la chiusura del lungo post pubblicato su Instagram da Marracash, all'anagrafe Fabio Bartolo Rizzo, per commentare le proteste che hanno attraversato l'Italia nel fine settimana, dagli scontri nel centro di Milano alle mobilitazioni degli autotrasportatori nel Mezzogiorno.
Il rapper, 47 anni, originario del quartiere Barona, ha affidato ai social una riflessione che intreccia il giudizio sugli episodi di piazza e una rivendicazione del proprio percorso artistico e civile.
La condanna della violenza e le sue «molte forme»
Nel post, Marracash chiarisce la propria posizione senza ambiguità: «La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale». Il riferimento è alle cariche registrate durante le manifestazioni studentesche e agli scontri con le forze dell'ordine, ma l'artista allarga lo sguardo a una condizione sociale più ampia, parlando di «una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai».
A chi lo accusa di giustificare i disordini, replica elencando le altre violenze che, a suo dire, precedono e alimentano la rabbia collettiva.
Il rifiuto dell'attivismo da tastiera
Buona parte dell'intervento è dedicata al rapporto tra l'artista e i social network, che Marracash definisce senza mezzi termini il suo «ufficio stampa». «Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l'ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente», scrive, precisando di rispettare «chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo» ma di considerare l'impegno e l'autorevolezza come qualcosa che «si dimostrano e guadagnano nel tempo» attraverso scelte, etica e lavoro quotidiano.
Il suo canale privilegiato restano «i testi, la musica, i concerti, le interviste», non le storie o i post pubblicati nei momenti critici.
Il legame con il quartiere e le battaglie raccontate nei dischi
La presa di posizione non arriva isolata. Marracash ricorda di aver dedicato «la vita» alla lotta contro le diseguaglianze sociali e cita due momenti della propria carriera: un discorso da un palco in cui affermava che «il potere capisce solo il potere» e l'uscita di un disco «catastrofista già dal titolo», riferimento all'album È finita la pace, pubblicato nel dicembre 2024.
Sul territorio, il rapper ha legato il proprio nome a iniziative concrete per la Barona, il quartiere milanese in cui è cresciuto, con un concerto i cui incassi sono stati destinati a progetti sociali.
Le reazioni e il dibattito sulle proteste
Il post ha raccolto migliaia di commenti, dividendo gli utenti tra chi ha apprezzato la schiettezza dell'artista e chi ha contestato il rischio di legittimare i saccheggi e le devastazioni dei negozi nel centro di Milano. Marracash non ha arretrato: «A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista», ha scritto in un commento successivo, ribadendo che la sua critica alle diseguaglianze non nasce in occasione delle proteste.
Le manifestazioni di Milano hanno portato a 32 arresti e 14 agenti feriti secondo i dati diffusi dalle forze dell'ordine, mentre il governo ha annunciato misure per contrastare le violenze.
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