"Non me lo merito", il dolore di Berrettini che spegne il sogno romano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Al secondo game del secondo set, Matteo Berrettini serve da sinistra una prima palla fiacca, quasi un presagio. La risposta di Casper Ruud arriva precisa, e lui, invece di caricare il colpo, tenta una palla corta che si spegne sulla rete come un sospiro. È lì che capisce. Il break subito, la testa che si abbassa, i passi lenti verso la giudice di sedia. Quando le tende la mano, il campo centrale del Foro Italico trattiene il fiato: è finita. Un boato di delusione, certo, ma niente in confronto al vuoto che deve aver sentito lui, romano del Nuovo Salario, che su quel terreno avrebbe voluto lottare fino all’ultima goccia di sudore.
Berrettini non giocava agli Internazionali d’Italia da tre anni. Troppi, per chi in quel torneo ci ha sempre lasciato l’anima, anche quando il fisico – traditore – lo ha costretto a fermarsi. Questa volta, però, il dramma è stato più crudo del solito. Dopo il primo set perso contro Ruud, un dolore acuto agli addominali lo ha inchiodato. "A ogni starnuto mi spavento", aveva confessato in conferenza stampa, con la voce rotta dalle lacrime. "Non voglio rivivere tutto questo". Eppure, il tennis è la sua vita, il sacrificio che ha imparato a fare fin da quando il fratello Jacopo gli ha messo in mano una racchetta.
Quella racchetta, oggi, pesa come un macigno. Perché Berrettini sa bene cosa significa combattere contro gli infortuni, quei fantasmi che lo inseguono dal 2021, l’anno della finale a Wimbledon, quando sembrava pronto a dominare. Invece, da allora, è stata una sequenza di stop e ripartenze, di speranze spezzate e muscoli che cedono all’improvviso. "Con dispiacere ho appreso dell’infortunio", ha commentato qualcuno dalla sua squadra, ma le parole, in questi casi, servono a poco.




