Bezzecchi trionfa al Mugello, doppietta Aprilia e Bagnaia si tiene stretto il podio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   E in fondo, oltre la bolgia e l’odore di gomma che ancora avvolgeva il circuito toscano, restava solo la certezza di un sogno coltivato da bambino e realizzato da uomo.

Marco Bezzecchi, il riminese doc che guida la classifica mondiale, ha infranto il tabù del Mugello aggiudicandosi il Gran Premio d'Italia, settimo appuntamento stagionale della MotoGP.

Una vittoria, la sua, che ha il sapore della consacrazione: partire dalla pole position – come già accaduto in passato – non sempre gli aveva garantito la gloria nella domenica che conta, ma stavolta la musica è cambiata, eccome. insella +3

Lo ha fatto davanti a un pubblico che gli urlava “Bez”, sotto il quale si nascondeva un’Aprilia ufficiale in stato di grazia, capace di piazzare entrambi i portacolori sui gradini più alti del podio. insella +3

La strategia della Sprint e il conto in sospeso

Il sabato, lo ricordiamo, aveva lasciato l’amaro in bocca: quarto posto nella Sprint Race, condizionato da una partenza incerta che gli aveva precluso la lotta per le posizioni di vertice nella gara breve. Quell’incertezza, aggravata dalla brevità della distanza che non concedeva rimonte epocali, gli era costata cara.

Nella gara lunga, però, c’era un’altra musica, e a Zona San Donato – dove i freni in carbonio urlano più forte – Bezzecchi ha preparato la stoccata decisiva. moto +3

Con una staccatona chirurgica (non per colpa sua, s’intende, se qualcuno è stato costretto a allargare la traiettoria) ha sostanzialmente rimosso dalla sua lotta un cliente scomodo come Raul Fernandez, autore di una gara in rimonta ma tradito da un errore al via. insella +3

Aprilia da sogno, la rimonta di “Pecco”

Se Bezzecchi ha alzato le braccia al cielo per primo, a completare la festa ci ha pensato Jorge Martin, bravo a gestire la pressione e a portare l’altra RS-GP sul secondo gradino. Una doppietta storica per la casa di Noale, che al Mugello non aveva mai assaporato una gioia così totale nella classe regina.

Alle loro spalle, a raccogliere le briciole di un podio che sembrava scappare via, c’era Francesco Bagnaia. moto +3

Il ducatista ha rischiato il tracollo nelle fasi finali, quando la sua gomma posteriore ha detto basta e il giapponese Ai Ogura – autentico cecchino partito più indietro – gli è piombato sulla coda. Bagnaia, lo ha tenuto dietro per un soffio, con uno scarto al traguardo talmente esiguo da sembrare quasi un fotofinish, salvando così l’onore di una Ducati che oggi, è bene dirlo, ha dovuto inseguire. insella +3

Quinto posto, invece, per Fabio Di Giannantonio, il vincitore di Barcellona, che dopo un avvio contratto ha provato a ricucire lo strappo senza però riuscire a impensierire il battistrada. moto +3

Il recupero di Moreira e il fantasma di Quartararo

A raccogliere applausi al passaggio (e non potrebbe essere altrimenti vista la sua esuberanza) c’è stato anche Diogo Moreira. Il brasiliano con la Honda LCR, sceso in pista per l’ennesima volta con la grinta da venditore ambulante, ha chiuso la sua gara in decima posizione, confermandosi il migliore tra i piloti della Casa dell’Ala d’Oro.

Una prestazione solida, la sua, che non è passata inosservata alla folla. Sul versante opposto, invece, c’è un deserto che si fa ogni giorno più arido: Fabio Quartararo. mediaset +3

Il campione del mondo 2021 sembra un'ombra lontana, un fantasma su quella Yamaha che non decolla. La sua gara si è chiusa lontano dalla zona punti, relegato in diciottesima piazza, a testimoniare un malessere tecnico che nessuna ingegneria, almeno per ora, sembra in grado di risolvere. repubblica +3

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