‘La Pennicanza’, il messaggio vocale al ministro Giuli e la risposta sul futuro del teatro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un’aria surreale, quella che si respira quando il potere istituzionale e quello comico si incontrano in una diretta radiofonica. Accade nella puntata di mercoledì 29 aprile de ‘La Pennicanza’, dove Rosario Fiorello e Fabrizio Biggio hanno orchestrato uno dei colpi di scena più riusciti di questa edizione, riuscendo laddove spesso falliscono le interrogazioni parlamentari: smuovere un ministro in tempo reale. Al centro del teatro (mai termine fu più azzeccato) delle operazioni c’è il futuro del Teatro delle Vittorie, lo storico spazio romano che la Rai vorrebbe cedere, ma che è finito nel mirino dello showman siciliano. Questi, ormai da giorni, ha trasformato la sua trasmissione in una trincea mediatica per la salvaguardia del luogo sacro del varietà.
Lo showman sfida la burocrazia con un vocale
La puntata, quella di mercoledì 29 aprile, aveva già un parterre di tutto rispetto. Ospite in studio l’astronauta Luca Parmitano, prestato alla Pennicanza per il gioco delle domande più ricorrenti. Ma la tensione è schizzata quando Fiorello ha preso il telefono, consapevole del peso specifico delle sue parole. Facendo leva sulla tutela delle Belle Arti – un vincolo che, come ha spiegato, blocca qualsiasi operazione di vendita immobiliare senza il placet del dicastero competente – lo showman ha incalzato: “Ministro buongiorno, abbiamo saputo che le Belle Arti tutelano il Teatro delle Vittorie, so che anche la vigilanza Rai oggi ha presentato un’istanza per poter intervenire sulla questione”.
Il suo ragionamento, se vogliamo, era lineare e spiazzante nella sua semplicità. Perché svendere un gioiello quando potrebbe semplicemente cambiare padrone? “Abbiamo avuto un’idea”, ha rivelato poi nel messaggio audio, “potrebbe comprarlo lo Stato e darlo in concessione alla Rai… Costa poco, che cosa sono per lo Stato 14 milioni?”. Una provocazione, certo, ma che aveva il pregio di smascherare la fragilità dell’operazione di dismissione della Rai, costringendo il ministro della Cultura a uscire dall’anonimato burocratico.
La risposta ironica di Giuli: conti e bacchetta magica
E la risposta, a sorpresa, è arrivata nel corso della stessa puntata. Il ministro Alessandro Giuli, intercettato dalle frequenze di Radio 2, ha voluto giocare la sua partita sul terreno dello showman. In tono colloquiale, quasi scherzoso, ha aperto a una soluzione clamorosa. “Eccellentissimo Fiorello”, ha esordito il ministro, calandosi perfettamente nella parte. “Posso assicurare che faremo tutto il possibile. Ora conteremo i pochi ‘piccioli’ a disposizione del Ministero della Cultura e parleremo con la Rai”.
Non solo un’apertura di credito, ma un vero e proprio annuncio (condito da quella parola dialettale che sa di resa dei conti familiare). Il ministro ha ipotizzato un cambio di destinazione d’uso che farà discutere gli ambienti culturali romani. “Se riusciremo nell’impresa”, ha promesso Giuli, “potremmo realizzare un grande Teatro Sinfonico e nominerò Beatrice Venezi alla direzione”. Un’uscita che sa di nomina politica più che di scelta artistica, spostando immediatamente l’asse del dibattito dalla conservazione alla programmazione musicale.
Tra spazio e varietà: il contro-canto di Fiorello
Mentre l’audio del ministro finiva di riverberare in studio, l’attenzione si è spostata per un attimo sulle stelle. Luca Parmitano, intervistato da Fiorello, si è prestato al gioco delle curiosità spaziali con una schiettezza rara. Le domande più frequenti che gli rivolgono i comuni mortali, ha spiegato, spaziano dal come si dorme in orbita (nel sacco a pelo) alla fatidica questione dei servizi igienici. Su quest’ultimo punto, la risposta dell’astronauta è stata, prevedibilmente, il momento più alto di tecnicismo umoristico della giornata. E poi c’è la parentesi surreale con l’intervista al finto Sal Da Vinci, che ha confessato la sua bizzarra fobia per indumenti succinti come minigonne e bikini.
Ma il cuore della narrazione tornava a essere il teatro. Fiorello, da abile regista, non ha lasciato passare l’uscita del Ministro senza ristabilire le priorità. Perché se Giuli parla di sinfonica, lui pensa alla risata. “A noi piacerebbe anche un Teatro per farci i varietà intitolato a Pippo Baudo”, ha ribattuto secco lo showman, rivendicando la funzione popolare di quello spazio. Due visioni, insomma, che si scontrano: da una parte l’alta cultura rappresentata dalla bacchetta di Venezi, dall’altra la memoria storica del Fantastico e dei grandi conduttori.




