Liste d’attesa, il nodo è l’autonomia differenziata

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il governo cerca di mediare con le Regioni sul tema delle liste d’attesa, lo scontro istituzionale si sposta su un terreno più ampio: quello dell’autonomia differenziata. Orazio Schillaci, ministro della Salute, insiste sul fatto che il decreto approvato sia «legge», e come tale debba essere applicato senza deroghe, ma i governatori – a cominciare da Luca Zaia – non sembrano intenzionati a cedere. «Non siamo in guerra», ha precisato Schillaci, sottolineando che l’obiettivo non è punire le Regioni, ma garantire ai cittadini tempi di attesa ragionevoli. Eppure, la tensione è palpabile.

La questione centrale riguarda i cosiddetti «poteri sostitutivi», che consentirebbero al governo di commissariare le Regioni inadempienti. Un meccanismo che, se da un lato è pensato per accelerare lo smaltimento delle liste, dall’altro rischia di innescare una battaglia costituzionale. Zaia, governatore del Veneto, ha già annunciato la possibilità di ricorrere alla Corte, sostenendo che si tratti di un’ingerenza inaccettabile. «Pronti a difendere le nostre competenze», ha avvertito, lasciando intendere che lo scontro potrebbe estendersi ben oltre la sanità.

Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale, definisce «singolare» la situazione. Da un lato, infatti, il governo spinge per un’autonomia differenziata che trasferirebbe maggiori poteri alle Regioni; dall’altro, però, insiste su meccanismi centralistici come i poteri sostitutivi. Una contraddizione che, secondo alcuni osservatori, riflette la difficoltà di conciliare esigenze diverse: ridurre le disparità territoriali, senza però privare lo Stato degli strumenti per intervenire laddove i servizi non funzionano.

Schillaci ha concesso un mese di tempo per trovare un’intesa, ma le posizioni appaiono ancora distanti. «Non credo che ci siano Regioni che boicottano la legge per ragioni politiche», ha dichiarato, pur ammettendo che, in caso di mancato accordo, «a pagare sarebbero i cittadini». Intanto, la Conferenza delle Regioni continua a opporsi alla clausola del commissariamento, sostenendo che si tratti di un’opzione eccessiva e lesiva del principio di sussidiarietà.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.