Unicredit minaccia il ritiro dall’offerta su Banco Bpm: il nodo è Anima
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Redazione Economia
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Il risiko bancario italiano si arricchisce di un nuovo colpo di scena, con Unicredit che minaccia di ritirare la sua offerta pubblica di scambio (ops) su Banco Bpm, valutata 10,1 miliardi di euro, qualora la banca guidata da Giuseppe Castagna decidesse di rilanciare l’offerta su Anima a 7 euro per azione. La questione, che tiene banco da settimane, si è ulteriormente complicata dopo l’ultima mossa di Unicredit, che ha fatto sapere al mercato come un eventuale aumento del prezzo dell’opa su Anima e la rinuncia al cosiddetto Danish Compromise – un accordo che garantisce benefici patrimoniali – potrebbero rendere «inefficace» o addirittura portare alla «risoluzione» dell’offerta su Banco Bpm.
La nota diffusa da Unicredit, guidata da Andrea Orcel, arriva a pochi giorni dall’assemblea di Banco Bpm del 28 febbraio, chiamata a deliberare proprio sul rilancio dell’opa su Anima. Un passaggio cruciale, che potrebbe segnare un punto di svolta nelle trattative tra le due banche. Secondo Unicredit, infatti, l’incorporazione di Anima senza il Danish Compromise rischierebbe di erodere il patrimonio di Banco Bpm, rendendo meno appetibile l’operazione. Un avvertimento netto, che non lascia spazio a interpretazioni: se le condizioni cambiano, Unicredit potrebbe fare marcia indietro.
La risposta di Castagna non si è fatta attendere. Il banchiere ha definito le dichiarazioni di Unicredit come «accuse pericolose», volte a influenzare i soci di Banco Bpm in vista dell’assemblea. Una replica che sottolinea come il braccio di ferro tra i due istituti sia ormai entrato nel vivo, con entrambe le parti pronte a difendere le proprie posizioni.
Il nodo centrale rimane Anima, il cui destino sembra sempre più legato a quello di Banco Bpm. Se da un lato Unicredit teme che un’operazione troppo onerosa su Anima possa compromettere la solidità patrimoniale di Banco Bpm, dall’altro Castagna sembra intenzionato a portare avanti il rilancio dell’opa, considerandolo strategico per il futuro della banca.




